Danilo Mandolini – Anamorfiche, nota di Claudia Mirrione

Anamorfiche di Danilo Mandolini

Nota di lettura di Claudia Mirrione

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Danilo Mandolini (Osimo, AN, 1965) è noto nel mondo della poesia contemporanea italiana sia per il suo lavoro di editore sia per aver affiancato al suo lavoro editoriale quello di autore di produzione letteraria in prosa e in versi, apparsa su antologie, riviste, blog letterari e per cui ha ottenuto diversi riconoscimenti e premi letterari italiani. Anamorfiche, di cui parliamo in questa breve nota di lettura, è la sua ultima opera letteraria, uscita per i tipi di Arcipelago Itaca nel 2018.

Anamorfiche a tutta prima appare come un libello proteiforme. Ha, infatti, come tema la realtà, che proteiforme, in effetti, è e lo stesso titolo allude, come leggiamo in una nota posta al termine della raccolta, «alla tecnica denominata “anamorfosi” che nelle arti figurative è la rappresentazione di una scena in deformazione prospettica; questo per far sì che la visione corretta della stessa scena possa avvenire solo da un punto di osservazione diverso da quello frontale». Di conseguenza, come sostiene l’autore nella suddetta nota, l’uso del termine Anamorfiche è da motivare con la convinzione che la realtà e gli eventi di cui essa consta abbiano infinite interpretazioni, infinite sfaccettature, infinite prospettive. Tale varietas, che ci sembra la cifra che meglio identifica l’intera opera, è sia tematica che compositiva e permea entrambe le parti di cui si compone l’opera. Dopo il preambolo, Altrove, abbiamo infatti due macro-sezioni: Psichedelie dei rumori, delle voci, dei suoni e dei silenzi e Altre psichedelie, le quali sono anche corredate da un itinerario fotografico costituito da nove immagini che rappresentano sprazzi di realtà urbane in costruzione, scampoli di street art, manifesti pubblicitari, interlocutorie scene di quotidiano in b/n.

Da un punto di vista tematico, Mandolini si muove tra due versanti estremamente diversi ma complementari in quanto, se da un lato sviluppa riflessioni filosofiche e concettuali sui fondamenti senza tempo dell’esistere, d’altro canto rimandi alla storia più recente ed attuale si intrecciano a tali riflessioni, si fanno spazio e guadagnano così ampi margini tra i componimenti.

Per certi versi, quindi la poesia di Mandolini va dritta ai nodi dell’esistenza (L’esistenza ferisce / con ferite che sono / ombre vocianti di soldati / ammassati al fronte / che più non torneranno o che, / anche se torneranno, / mai li incontreremo, in L’esistenza ferisce), si consuma nell’anelito di udire «lo scricchiolio che il divenire fa» prima di ritornare all’essere e al percepire di sempre (Potessi percepirlo / almeno una volta / lo scricchiolio che il divenire fa / quando m’abbraccia, / quando a sé mi stringe / per ritornare ad essere / infine / il mio percepire di sempre. // E insieme si trasla, così, / tutti affannati ad allestire un presente sospeso ‒ come neutralizzato ‒ tra ciò che è già stato e che presto o tardi si dissolve e lo schianto che sarà e che ora non si conosce, in Stoccolma, la sindrome…), si costella di attimi di «ordinaria metafisica» in cui si trascende dal luogo in cui si è per proiettarsi verso un altrove vagheggiato (cf. Ordinaria metafisica). Pure essenziale è, lungo tutta l’opera, la meditazione sulle domande ultime che affliggono l’essere umano: tale meditazione si estrinseca specialmente nella sottosezione Crocivia – (quindici blasfemie in loop) che rinvia alle stazioni della via crucis (più esattamente alla Via Crucis presieduta da Papa Francesco il venerdì santo del 2014) e consiste in una lunga allocuzione a Dio, allocuzione che nel testo assume la forma di un’onda che a verso a verso si propaga, affinché Dio si sveli, affinché sveli «di quando ci rivedremo, di quando rivedremo la sostanza prima» o«di quando ‒ come assecondando un’abitudine scontata ‒ / distinguiamo altre strade e / anche per queste andiamo e torniamo, sì / (torniamo e andiamo)…» o ancora «come faccia il tempo / ad aprire varchi che sono / tutti, insieme, tutt’insieme / ‒ nel medesimo crollo totale di tutto ‒, / fenditure senza posa e voragini infinite».

È vero pure però che la poesia di Mandolini viene spesso interpolata con riferimenti tratti dalla storia e dalla realtà contemporanea: narra di rocambolesche fughe di un prozio dagli orrori della seconda guerra mondiale (cf. backstage #2), inframmezza a liriche vari stralci di articoli tratti da internet, esclamazioni desunte da lungometraggi, allusioni alle più attuali conquiste dell’astronomia contemporanea (la sottosezione Crocivia-(quindici blasfemie in loop) si apre con un componimento che parla di vita oltre la terra, cioè di colonizzazione interspaziale, rinviando al KOI-172.02 che è al 2018, come riporta puntualmente la nota alla fine della raccolta, l’esopianeta più simile alla terra scoperto dal telescopio spaziale Kepler). E menzione a parte va fatta per Offertorio speciale – (nove bizzarrie impoetiche), un vero e proprio, ironicamente amaro, inno in versi al consumismo e alle sue dinamiche, aperto e chiuso da slogan pubblicitari, prezzi e commenti da parte dei consumatori recuperati dalle pagine web (cf. Una coppa dorata / su sfondo rosso vivo. / Sotto: «Campioni del risparmio»; / ancora più sotto, impresso / in un blu accennato: / «I ribassi, da LIDL, non finiscono mai».[…] A dispetto delle scadenze, / nonostante la sorte / che tutto / a caso neutralizza / ( … ) / ogni cosa, per tutti, / da LIDL / non ha mai fine, in LIDL). Dopo questa rapida disamina tematica, dunque, ci accorgiamo come Mandolini metta insieme tematiche differenti, talvolta meritevoli forse di indagini poetiche separate, ma sempre sull’asse nel tempo/fuori dal tempo, avendo l’effetto di ingenerare nel lettore una vera e propria psichedelia di brusii di vita e di silenzi di contemplazione, ove il termine psichedelia è usato, come chiarisce l’autore, nel senso etimologico: è cioè un ampliamento della coscienza.

Le due sottosezioni Psichedelie dei rumori, delle voci e dei suoni – Uno e Psichedelie dei rumori, delle voci e dei suoni – Due, appartenenti alla prima macro-sezione del lavoro, sono precedute da eserghi tratti da composizioni di Pasolini, Sereni, Campana e Mandolini sembra guardare a queste tre grandi auctoritates come fari da cui trarre luce e ispirazione. E se da Pasolini riprende l’andamento raziocinante e la critica verso la società dei consumi e da Sereni, invece, alcuni tratti di ripiegamento intimistico ed elegiaco, da Campana Mandolini sembra trarre alcune immagini, specialmente quelle portuali, e sicuramente una poikilìa sonora e soprattutto cromatica che spesso si assottiglia fino alla bicromia, al bianco e al nero, alla luce e al buio, alla vita e alla morte, avvicendarsi da cui il poeta è fortemente agitato. Lontano da soluzioni espressionistiche, comunque, la sintassi di Mandolini, per quanto d’andamento vieppiù verticalista, è limpida e riflessiva, a tratti sormontata da lievi guglie ipotattiche (frequente, ad esempio, è l’uso del gerundio come subordinata di primo grado). Gli artifici retorico-rimici sono variegati e, disseminati per le liriche, punteggiano l’intero lavoro: conso-assonanze (cf. una corteccia / (scura, sempre la stessa), in backstage #1) , rime asistematiche (spesso baciate o interne, cf. (incolume cometa) / un orbita completa, in Cigolando gli anni avanzando), giochi di parole basati su coppie minime (cf. il maglio della morte / il meglio della morte in 3. 7 x 16), anafore ed allitterazioni frequenti (cf. Il rombo attutito / della tempesta in arrivo strazia / il tempo ultimo del sogno / che svela il risveglio, in Il rombo attutito, etc.), mentre più rare, ma presenti, sono le sinestesie, i poliptoti, gli ossimori. Peculiari sono le soluzioni visive (qui non riproducibili) adottate da Mandolini in Crocivia, ove le parole disegnano klimax crescenti e decrescenti di versificazione, configurando le liriche, come s’è detto, come un propagarsi progressivo d’onde racchiuse via via entro parentesi quadre. Mandolini, infatti, fa un uso originale delle parentesi (che usa sia quadre che tonde): esse vengono usate non solo per esprimere una implicazione del discorso poetico (come in Crocivia), ma con i tre puntini di sospensione servono anche per esprimere un’ellissi semantica che crea un effetto di straniamento rispetto alla realtà (Il binario; l’altoparlante… / L’altoparlante parla, / […] / parla, non ascolta e dice; / dichiara con voce di donna: / ( … ) / «Non è permesso piangere, qui!»)e ciò ci rinvia, a guisa di Ringkomposition, a quanto detto all’inizio. Talvolta nei componimenti di Mandolini, infatti, si fa strada un profondo senso di straniamento nei confronti di una realtà mai afferrabile, mai coglibile in tutte le sue prospettive che produce, appunto, una psichedelia, un ampiamento di coscienza nel tentativo – frustrato e frustrante – di capirne porzioni sempre maggiori, ma tale tentativo è destinato, tuttavia, ad essere inghiottito e risucchiato dal nero turbine, di fronte al quale l’autore manifesta tutta la sua struggente esitazione ed il suo irresoluto sconcerto. (claudia mirrione)

.

Dalla sezione Psichedelie dei silenzi

.

 

Stoccolma, la sindrome…

.

Potessi percepirlo

almeno una volta

lo scricchiolio che il divenire fa

quando m’abbraccia,

quando a sé mi stringe

per ritornare ad essere

infine

il mio percepire di sempre.

.

E insieme si trasla, così, tutti

affannati ad allestire

un presente sospeso ‒

come neutralizzato ‒

tra ciò che è già stato e che presto

o tardi si dissolve

e lo schianto che sarà e che ora

non si conosce.

.

Di questo sussistere mite

che puntuale m’imprigiona io

ancora m’invaghisco

.

*

.

Ordinaria metafisica

del supporsi altrove

è il solo desiderare

l’esistenza di quel soffio afono

che genera le nubi;

è immaginarlo là,

distante, proprio laggiù ‒

come disperso ‒,

nell’identico luogo

(stesse coordinate),

nel medesimo sguardo

in movimento

in cui le luci gialle

d’una nave passeggeri al largo

senza spegnersi si spengono

semplicemente allontanandosi.

.

*

.

Oggi ho lucidato

le scarpe per l’estate;

quelle belle, quelle che

dovrò un giorno indossare

nel viaggio che farò per confinarmi

in quell’antro distante ‒

e che appare (sì, è strano)

al contempo vicino ‒

dove sarà più facile capire,

avvertendo smarriti

il silenzio che monta,

che la sfida è

‒ quaggiù, tutta, per tutti ‒

a dissipare, a sottrarre

per gradi consecutivi

o, evaporando,

in un sol colpo.

.

*

Dalla sezione Crocivia – (quindici blasfemie in loop)

.

4.

[dicci… Dicci senza nulla tacere

del perché si scelgono sentieri e dove

senza sosta questi si percorrono incontrando

presenze che dal caso sono erose o altre

che l’esistere come nati dalle madri ci affida ‒

incontrandole ancora ‒ per salvarle dall’oblio…

Confessaci, poi, del perché costantemente ignoriamo

la brevità che prossima incombe

e che presto o tardi muta

in imprevista e difforme

distanza.

.

E senza alcun timore dicci, ancora,

di quando ‒ come assecondando un’abitudine scontata ‒

distinguiamo altre strade e

anche per queste andiamo e torniamo, sì

(torniamo e andiamo)…

.

Che sembrano diverse,

che sembrano sia in salita

che in discesa]

.

*

.

7.

[non si spiega (davvero,

no, non ci spieghi)

come faccia il tempo

ad aprire varchi che sono

tutti, insieme, tutt’insieme ‒

nel medesimo crollo totale di tutto ‒,

fenditure senza posa e voragini infinite]

.

su Anamorfiche v. anche QUI..

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