Simona Menicocci – Si fa per dire

Simona Menicocci - Si fa per dire - Arcipelago Itaca, 2025Simona Menicocci – Si fa per direArcipelago Itaca, 2025

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Già, si fa per dire. Titolo azzeccato, senza dubbio, da diversi punti di osservazione. Nel linguaggio colloquiale “si fa per dire” corrisponde a un mettere le mani avanti, chiede in anticipo una manleva su quanto verrà detto, poiché l’enunciato sarà, per tacito accordo tra emittente e ricevente, variamente attendibile e non certo ultimativo. Questo assegna alla locuzione già un senso che non è detto abbia davvero, in questo contesto può darsi invece che indichi semplicemente un vuoto comunicativo, che sia – letteralmente – un’azione puramente enunciativa, cioè facciamo qualcosa per dire qualcosa (o nulla). Sono ipotesi, se ne potrebbero fare altre, e già il fatto che ne esistano è interessante, un interesse diciamo un po’ specialistico, che forse sta un po’ fuori dalla lettura del libro stesso, da quello che ci restituisce immediatamente.

L’ultima cosa di Menicocci che ho letto è Saturazioni (Diaforia, 2019, saggio introduttivo di Luigi Severi, ne ho parlato QUI), un libro molto diverso da quello di cui stiamo parlando, in cui avevo trovato leggendolo non poche implicazioni, suggestioni feconde di sviluppi anche personali. Un libro addirittura “aurorale”, secondo il condivisibile giudizio di Luigi Severi. Qui siamo un po’ distanti da quella esperienza (non conosco la raccolta pubblicata nel frattempo, H24. materiali per un film – Blonk 2022) e lo siamo proprio a partire dal linguaggio, non tanto dalle sue articolazioni, nel suo uso eidetico o retorico (in senso buono), in cui comunque Menicocci si muove egregiamente; quanto nelle sue funzioni comunicative, di veicolo di idee discrete, di messaggi, di valori “politici”. A suo tempo parlai di “una lingua non arbitraria nemmeno nelle sue disarticolazioni più estreme e nel contempo non lascia[ta] apolide, priva [cioè] di radici e di destini, o autotelica, cioè rivolta ad un proprio ombelico segnico, in una strada a fondo chiuso”, mentre Severi, giustamente, annotava che “la ricerca nel corpo della lingua è ricerca dentro la presenza storica dell’essere umano, alle radici della sua costruzione di legami: letteratura come memoria narrativa di gruppo, legge come ipotesi di regolazione sociale, economia come dottrina di sopravvivenza”. E ciò dipendeva dal fatto che tutto il libro ruotava intorno a un’idea fondamentale: “un’inchiesta sulla storia umana. Ogni testo, infatti, centripeta sulla pagina uno o più eventi della cronaca umana contemporanea, affrontati obliquamente; non esprime un’esperienza privata del male, ma problematizza le possibilità di costruire e organizzare, a partire dai materiali del mondo (eventi e discorsi), esperienze linguistiche e affettive che possano essere comuni” (Menicocci). Il linguaggio dunque. L’accoglimento in esso di una dimensione del reale che lo alimenti e lo sviluppi, la Storia non soltanto come oggetto da dire, ma anche come fonte delle parole per dirla e dire il complesso oggi.

L’istanza di Si fa per dire parte da una sorta di antipode. Tutte le ventisei sezioni, ciascuna composta da un solo testo, prendono le mosse da un pre-testo, da una anomia, da un vuoto circostante ma potenzialmente generativo come quello siderale, da qualcosa di in sé a-significante (ma sappiamo che nulla è privo di significato). I titoli, gli incipit, le basi di partenza sono infatti tutte strutture definibili da un punto di vista linguistico come espressioni idiomatiche, marcatori discorsivi, costrutti pragmatici o in qualche caso unità polirematiche in cui, come in molte cose di questo mondo, è l’insieme che significativamente conta, o potremmo dire, parole di Menicocci, “dove sottintende una geografia una gerarchia una grammatica”. Mi chiedo se l’esergo («L’unica e grande utilità degli esempi è questa: che acuiscono il giudizio» – Immanuel Kant) dovrebbe metterci sulla buona strada. Forse sì, se assumiamo ciascuno di questi versi come esempio della plasticità della lingua, della capacità di passare da zero a n della significanza, o “effetto di senso” (Riffaterre) accendendo simpliciter la miccia di un “eppure magari” o di un “poiché siccome”; e insieme, kantianamente, come esempio del giudizio riflettente dell’autrice. In altre parole possiamo anche, leggendo, decidere di concordare o meno con il senso che ci perviene dal testo o anche volonterosamente cercare di trovarne uno (accade anche questo al critico). “Purché si sappia interpretare la non integrità del segno”, scrive Menicocci. Forse sta qui l’esemplare e il giudizio.

Sembra riduttivo ma non lo è. Sembra un’operazione metalinguistica ma non lo è. E questo perché quasi nessuno degli artifici linguistici di cui abbiamo parlato, la “miccia” cioè, anche quando è una espressione idiomatica non modificabile come lo stesso titolo del libro, quasi nessuno di essi genera l’ovvio, il topos, una conseguenza ordinaria e impersonale del dire. Anzi spesso apre al quesito, al bisogno di immaginare una compiutezza dell’enunciato che non può (deve) esserci. A ciò che se ne può ricavare al di là della sua funzione referenziale. O a partire da quella. E in ultima analisi apre alla personalità dell’autrice, alla sua maniera di afferrare quel che può (come tutti noi) di una realtà nel suo insieme tragicamente inafferrabile.

Insomma un’opera che pone un po’ di questioni, ed è ciò che mi interessa in un libro di poesia (ma siamo distanti, ripeto, da Saturazioni). Certo, non tutto fila (si fa per dire) liscio. Può capitare di imbattersi in qualche enunciato non interpretabile, incontestabile, in un certo modo quindi assertivo, perché molti di questi versi sono assiomatici (ma ho già detto non banali), infalsificabili direi (“ormai il virtuale è una forma di sincretismo tra il razionale e l’irrazionale”, come darle torto?), con un modo tutto loro di essere “celibi”, e tuttavia “disponibili”, e tuttavia ironici se per caso spunta fuori il luogo comune. O incontrare certi punti critici, come l’insopportabile effetto altalena in alcuni testi o l’effetto un po’ truzzo dei cioè a cascata (in cioè a meno che), testi dove c’è oggettivamente un po’ di noia indotta, come avviene talvolta nelle scritture di ricerca in cui, per usare l’opposizione categoriale di una nota antologia degli anni ’70, la funzione dell’espressione e quella della comunicazione se la giocano non sempre prevalendo. Tuttavia, dovendo proprio usare l’artificio di queste strutture linguistiche, è indubbio che ce ne siano alcune più “facili” da gestire di altre – v. ad es. o nonostante – per il fatto che per loro natura sono, per così dire, più ben disposte a comunicare o perché l’alternanza dei termini che le compongono attiva echi di significati ulteriori tra i versi, rilancia contenuti (e ci sono dei testi, specie nell’ultima parte della raccolta, che in questo senso oggettivamente “lievitano”, lentamente prendono carne, come se scrivendo prendesse con qualche sforzo il sopravvento – tanto per restare in tema – il cosa sul come. E sono di certo i migliori).

Bene, mi fermo qui, tralasciando possibili significati ulteriori. E sperando di avere indovinato qualcosa, poiché, scrive Menicocci, “in fondo ogni interpretazione è un’attività oracolare”. (g. cerrai)

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E QUINDI

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quindi è una confessione

e la vita una memoria anterograda fatta di piccole solitudini

quindi una fotografia dice solo questo

e nel frattempo mortifica il corpo

quindi l’evidenza si contrappone alla mediazione

e a rigor di logica il nuovo dovrebbe essere inclassificabile

quindi per introdurre caos bisogna seguire una procedura

e i segni che vanno a male

quindi hanno trovato l’oggetto a

e non è possibile separarli senza distruggerli

quindi la verità ha un nocciolo temporale

e formalmente corretto

quindi ogni certezza è un punto di assestamento

e il luogo di una proiezione viene costantemente rifatto ricreato

quindi nessun cinema può realmente chiudere

e rimuoversi o eiettarsi

quindi ogni ritorno è inquietante

e se i soggetti sono due c’è alternativamente un oggetto

quindi l’incubo

e l’assillo

quindi ogni definizione fonda una tradizione

e un luogo

quindi ogni storiografia si fonda su una delocazione

e in oriente non esiste il verbo essere esistenziale

quindi bisogna trarne conclusioni

e silenzi

quindi il soggetto si ricava dall’astrazione dall’esperienza

e dai materiali di scarto di entrambe

quindi in matematica non sono possibili rinvii ostensivi

e non esistono oggetti da esibire in loro vece

quindi il non basta

e il pensiero non è di/da tutti

quindi appartiene solo a cosa organizza il testo

e quindi

quindi come

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INFATTI NON

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infatti in tutti questi casi

non esagerare adesso

infatti il punto di vista è neutro

non appartiene a nessuno

infatti è orfano anche il pronome

non credere

infatti il materialismo

non ha fatto il suo tempo

infatti l’oggetto è sottratto o soltanto indicato

non offerto

infatti il soggetto ha potuto espropriarsi solo a partire da un limite

non fare due cose assieme

infatti la perplessità genera pagine di disambiguazione

non escludentesi mutualmente

infatti tutto continua a essere un po’ sbagliato

non aumentare l’area di diffusione del danno

infatti il tempo qualitativo è tuttora sconosciuto

non dà molto

infatti anche il soggettile risiede nell’indeterminato

non senza patirlo

infatti la comunicazione copre il silenzio e la sua spirale

non la ripetizione

infatti va combattuto senza credere di sconfiggerlo

non necessariamente sotto forma di mulino

infatti ci sono le centrali nelle periferie suburbane

non è una forma di resistenza

infatti la scuola del sospetto licenzia ogni affermazione

non quella dell’obbligo

infatti si continua a parlare di diritti

non senza finire in circoli viziosi

infatti le retroazioni portano a una fase di stallo

non necessariamente

infatti il surplus è un lavoro eterodiretto su un valore

non c’è modo di riconsumarsi

infatti i fatti parlano chiaro

non con la stessa lingua

infatti una prova (una) conferma una giustificazione

non per tutto

infatti cosa

non rispondere

infatti è una domanda che vuole restare tale

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O NONOSTANTE

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o sarebbe più esatto dire

nonostante si tratti di una convenzione

o l’esattoria di una presunzione

nonostante sia umano

o forsennato

nonostante è la negazione dell’impedimento

o un favoreggiamento all’oltranza

nonostante non riesca ad addurre esempi concreti

o ricominciare a punire la hybris

nonostante il principio di autoefficacia

o il senso sia del limite

nonostante tutti gli idiotismi

o è una disgiunzione

nonostante la possibilità dello stanby

o uno stop che cerca di trattenere la forza

nonostante sfrutti l’attrito radente in un modo

o nell’altro altre forme di attrito: piacere

nonostante sia l’impermanenza la natura della natura

o che dir si voglia

nonostante la wille zur arbeit macht

o non renda

nonostante il tempo ciclico non si riferisse al capitalismo

o al reflusso gastroesofageo

nonostante sia ideologico anche scoprire

o questo o niente

nonostante il meglio del fallimento sia l’istanza di erezione

o questo niente

nonostante le dimensioni non contino

o meglio: è difficile cominciare dall’inizio

nonostante il ruolo giocato dalla verità nel mostrare la partizione

o così o così

nonostante la coniugazione sia una volontà inclinata negli altri

o a dispetto di o per dispetto a

nonostante la demografia non sia nata dalla scoperta dell’America

o con la speranza di vita

nonostante il silenzio la popolazione è aumentata

o comunicata

nonostante ci sia un soggetto

o dietro o dentro

nonostante l’invivibile spazio nel/del visibile

o/o è un’opzione di un’opzione temporale

nonostante il continuum si occupi solo di sé

ostare a nulla

nonostante tutto l’ad esempio

omettere la coscienza nonostante il bando

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CIOÈ A MENO CHE

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cioè intendo dire (in) altre parole

a meno cha la sinonimia arrivi al punto di identità

cioè ci vuole pazienza o l’inclinazione a delinquere

a meno che non

cioè quella specifica concentrazione di orrore e utopia

a meno che cambi il significato della storia della frase

cioè distruggere senza creare idoli

a meno che sia un fan sfegatato

cioè essere facili a basse passioni

a meno che il modo di vivere della carne non riguardi l’intensità

cioè se espandessi le percezioni (mi) sentirei come un mostro

a meno che l’espandere non sia un esacerbare

cioè il dettaglio è innocuo

a meno che la fissità dello sguardo faccia accedere al non familiare

cioè il riconoscimento non è possibile

a meno che anche il familiare sia inquietante

cioè è andata male

a meno che non si abbia un piano B

cioè necessita una spiegazione

a meno che domicilio e residenza del soggetto non coincidano

cioè non è disperso ma introvabile

a meno che sia un senzatutto

cioè un corpo vivo è un contenitore di esperienze

a meno che si tratti di una forma di disturbo narcisistico

cioè si truffi caparbiamente lo scrittore di se stessi

a meno che la volontà sia differita da una pretesa di verità

cioè per meglio dire

a meno che sia un giudizio falso

cioè un delirio o una comunicazione efficace

a meno che io non (mi) stia sbagliando

cioè ogni scoperta non è più innocente di una conquista

a meno che nominare uno spazio sia una fase nel processo di appropriazione

cioè meno

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VISTO CHE ORMAI

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ormai è troppo tardi

visto che in tutto il testo avrei dovuto usare il condizionale

ormai il principio antropico è contestato da quello antropologico

visto che anche nei topic non tabù c’è qualcosa di prescritto

ormai il potere di registrazione permette di archiviare presenze

visto che il linguaggio dell’intimo ha una predilezione per il due

ormai chiediamo ogni giorno la nostra coscienza quotidiana

visto che ogni certezza rifiuta evidenze e vari tipi di crolli

ormai per conoscere i presupposti vanno decostruiti

visto che la descrizione di un oggetto è pura attenzione di un soggetto

ormai il conflitto non ha operazioni matematiche a cui appellarsi

visto che l’uomo non può sopportare troppa realtà

ormai il virtuale è una forma di sincretismo tra il razionale e l’irrazionale

visto che le nuove abitudini non nascono da nuovi desideri

ormai la rassegnazione a una realtà (che) non può più mutare

visto che solo alcune società prevedono il conguaglio-trauma a fine anno

ormai anche il desiderio può essere mimetico

visto che la scrittura è una forma di addomesticazione

ormai il dolore è una forma linguistica di conoscenza

visto che dove soffre è dove parla

ormai anche l’arredamento d’interni è un test psicologico

visto che l’ideologia di farmacie e librerie è la difesa dai sintomi delle verità

ormai giunti a questo punto

visto che i neuroni non hanno sesso

ormai è tutto apparentemente libero

ormai l’esilio non riguarda una distanza spaziale

visto che le questioni di principio si limitano a questioni di dettaglio

ormai stando così le cose

visto che per cambiare il mondo bisognerebbe cambiare il cambiamento

ormai è risaputo che quantità e qualità sono inversamente proporzionali

visto che ormai

ormai esprime l’impossibilità di indugiare e l’immediatezza di un fatto futuro

visto che cosa

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TANTO PERALTRO

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tanto la vita è l’insieme delle finzioni che resistono alla morte

peraltro una verità non andrebbe chiamata verità

tanto ogni sforzo è un surriscaldamento

peraltro l’ipotermia è la capacità di percepire l’inverno insito in ogni cosa

tanto un giorno non ci saranno veramente più le mezze stagioni

peraltro non ho mai capito cosa sia esattamente il cambio stagione nell’armadio

tanto cambiando l’ordine dei fattori il risultato cambia solo se il lettore

peraltro ogni oggetto visto è assoggettato

tanto non esiste un esorcista per la possessione delle cose

peraltro lo starnuto è l’opposizione biologica al mondo

tanto se lo si trattiene è solo a discapito di altro

peraltro ogni pensiero consolatorio è necessariamente ridicolo

tanto vale

peraltro tra servire e asservire c’è la differenza di una sola sillaba

tanto hollywood trasforma sistematicamente l’intertestualità in autoapologia

peraltro il cinema è diventato un lusso

tanto anche il resto

peraltro il messaggio dovrebbe essere che non c’è

tanto nel caso è sbagliato

peraltro dimenticando le cose si perdono le persone

tanto sono solo invenzioni

peraltro niente sveglia come il corpo

tanto ogni uomo porta in se stesso una camera

peraltro mesi fa ho portato un ramo nella mia camera

tanto chi se ne accorge

peraltro ogni eccezione conferma l’emergenza

tanto mia quanto

peraltro una delle migliori filosofie è quella del futuro anteriore

tanto il giorno inizia molto prima del giudizio

peraltro non bisognerebbe mai innamorarsi di organismi irrelati e autotrofi

tanto non c’è modo di ricostruire una cosa recisa che sia un istmo o un io

peraltro spostando la virgola a destra bisogna moltiplicare per dieci il respiro

tanto il male non cambia una situazione la anticipa

peraltro sarebbe ora di dismettere la chiamata alle cose

tanto non esistono persone realmente

peraltro tante parole non servono

tanto non c’è niente di più sintetico del silenzio

peraltro l’io l’ho sempre pensato

tanto per l’altro tutto fa la differenza

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INTANTO ATTRAVERSO

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intanto la somiglianza ha un padrone

attraverso cui inizia il discorso binario

intanto si è fatto altro

attraverso di lui

intanto il mondo non è complice della nostra conoscenza

attraverso le sporcature dell’enunciazione questa finzione viene meno

intanto ogni certezza sensibile è anche un esempio

attraverso un dubbio o un tentennamento

intanto solo l’ombra impedisce la riproduzione

attraverso la distruzione si ringiovanisce

intanto l’incontro con lo straniero significa che il soggetto lontano è vicino

attraverso nessuno strumento ottico particolare

intanto è possibile chiedersi come è fatto il mondo solo

attraverso la domanda su come è organizzato il corpo

intanto l’oggetto e il soggetto sono due modi differenti di descrivere la realtà

attraverso una persona

intanto l’introspezione è una confabulazione

attraverso cui ci si appropria del se delle sue azioni

intanto dare la dimostrazione scientifica dell’esistenza di dio

attraverso la dimostrazione teologica dell’esistenza dell’atomo

intanto convincente non vuol dire confortevole

attraverso la somatizzazione di un a priori qualunque

intanto esprime soddisfazione per uno scopo raggiunto

attraverso le difficoltà incontrate

intanto la giusta distanza dei corpi è un lusso di pochi corpi

attraverso una minoranza che non è mai tale in termini numerici

intanto la visione non riguarda l’apertura ma il rilancio

attraverso la forma apparente che sovrasta l’osservatore

intanto capire come appare la separazione

attraverso cosa

intanto la scienza è essenzialmente una metafora

attraverso uno sguardo che implica la morte

intanto contare le cose libere dalla schiavitù di essere utili e quantificabili

attraverso una calcolatrice senza segni

intanto la finanza internazionale ha fatto sue non poche idee anarchiche

attraverso la trasformazione in soggetto-scopo del solito complemento di mezzo

intanto il risveglio è la catastrofe del sogno

attraverso tutto ciò che si è stati in grado di fare

intanto si è riusciti ad attribuire un sex appeal all’inorganico

attraverso il comparativo di maggioranza

intanto siamo stati sepolti da un paradosso

attraverso così tanto tempo andato di traverso

intanto l’attraverso prima era un fine

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MALGRADO PERCIÒ

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perciò ciò che è in gioco fuori di qui chiede qui la parola

malgrado non si tratti di un gioco né qui né fuori

perciò la maggior parte preferisce dormire

malgrado sarebbe stato meglio uccidere le idee e non i corpi

perciò le idee sono incorporee

malgrado le parole

perciò esiste l’accanimento terapeutico anche verso il pensiero

malgrado l’autolesionismo collettivo non riceva le stesse cure di quello privato

perciò più si è più si è incurabili

malgrado l’abolizione del profitto privato non abolisca quello collettivo

perciò alla fine dei conti ci sono gli aventi e i non-aventi

malgrado anche all’interno degli aventi ci siano i non-aventi

perciò ciò che manca non è la bontà altruistica ma la lungimiranza dell’egoismo

malgrado per distruggere a volte basti costruire

perciò il nuovo oppio dei popoli è la tecnica

malgrado anche la conoscenza si muova attraverso e con i sentimenti

perciò Platone ha pensato uno Stato in cui Socrate non avrebbe dovuto morire

malgrado soltanto gli uomini possano essere disumani

perciò il marxismo dovrebbe rinunciare all’escatologia

malgrado l’utopia permetta di fare molte cose, ad esempio questa

perciò l’utopia non è solo una rozza credenza miracolistica

malgrado al principio speranza vada sostituito il principio responsabilità

perciò fare come se la vita significasse

malgrado i dinosauri

perciò scrivere come se il mondo significasse

malgrado i significati negativi

perciò anche la morte è l’attualizzazione di una potenzialità

malgrado anche, soprattutto, l’onnipotenza sia sempre negativa

perciò andrebbe rivalutata l’impotenza

malgrado il sesso cambi il significato, l’odore, il sapore di tutta l’equazione

perciò l’altro dovrebbe essere votato al medesimo che cosa

malgrado tutte le differenze sul come

perciò esiste anche un come del come

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SEBBENE ALLA FIN FINE

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alla fin fine bisogna chiedere alle parole in quale modo esistono

sebbene bisognerebbe chiedere anche in quale mondo esistano

alla fin fine le parole significano qualcosa solo quando non bastano

sebbene il paradiso sia un’allucinazione post-mortem neuro-indotta

alla fin fine la speranza è più attraente del possesso

sebbene anche il possesso possa essere una speranza

alla fin fine sarebbe fantastico se non ci fosse veramente niente di male

sebbene in questo modo non ci sarebbe veramente niente di buono

alla fin fine il male è qualsiasi cosa distragga

sebbene concentrarsi su qualcosa voglia dire distrarsi da qualcos’altro

alla fin fine come fai fai male

sebbene l’esistenza di dio sia irrilevante e quella dell’uomo no

alla fin fine la scrittura non ha mai ucciso nessuno

sebbene non sia propriamente vero

alla fin fine tutto può uccidere

sebbene anche la sintesi abbia sempre una sua antitesi

alla fin fine anche se non c’è bisogna inventarsela

sebbene inventarsi qualcosa non risolva necessariamente un problema

alla fin fine la questione se è seria e fondata sopravvive a qualsiasi soluzione

sebbene la morte risolva non pochi problemi pragmatico-trascendentali

alla fin fine il problema metafisico è come, in che modo, arrivare a fine mese

sebbene la cosa più angosciante sia come, in che stato, ci si arriva

alla fin fine ogni opera è il segno di una storia e la resistenza a tale storia

sebbene i guasti della storia

alla fin fine oggettivare vuol dire creare divisioni

sebbene la divisione sia la forma del darsi degli oggetti

alla fin fine l’opera si afferma in quanto rovina

sebbene anche la rovina possa affermarsi in quanto monumento

alla fin fine il presente entra sempre in collisione con il passato

sebbene il passato abbia già i suoi problemi

alla fin fine tradizione è il nome che i vincitori danno alla loro storia

sebbene non esistano giustificazioni

alla fin fine siamo legati al passato solo per quel che non ci corrisponde

sebbene alla fin fine non ci sia nessuna conclusione possibile

alla fin fine è proprio il possibile a rendere impossibile una conclusione

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