Marina Pizzi – Le date onnivore

Marina Pizzi – Le date onnivore

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Altri inediti che mi invia Marina Pizzi. Un’altra serie segnata da una numerazione progressiva, come avvenuto altre volte in passato, per ora interrotta al numero 69. Una sorta di accorata aspirazione all’infinito.

La sequenza di testi ha un titolo che credo provvisorio quanto la sua numerazione, Le date onnivore, un titolo bellissimo che di primo acchito non può non ricordare grandi icone metafisiche come Le muse inquietanti o Le città invisibili.

Credo di essere un lettore “forte” di Marina Pizzi, fin dal primo post che le dedicai venti anni fa, nella vecchia edizione del blog, una dozzina di interventi tra post e articoli su rivista (v. QUI e QUI) che non pretendono di essere esaustivi ma possono fornire nel complesso qualche chiave di lettura del suo lavoro. Un lavoro complesso, denso, stratificato, fatto di testi che a suo tempo definii lucidamente oscuri ma capaci di retribuire l’attenzione che pretendono dal lettore, una scrittura che percuote costantemente la lingua, la vela e disvela, la accredita e smentisce, la accende talvolta con visioni liriche inusitate o metafore inattese, una lingua che comunque, come scrissi, è mimesi di quel costante male di vivere che non trova esito né sollievo. Marina ha un suo stile inconfondibile (che ricorda forse alla lontana Rosselli) e una sua “maniera” che però non è ridondanza né accomodamento né zona di conforto, assomiglia di più semmai a una barra di acciaio che ripiega e martella infinite volte come un mastro spadaio giapponese.

Anche questi versi sono “suoi”, pur appartenendo, non certo per questioni cronologiche, a una diversa stagione, iniziata forse con lavori come Afa epifanica dello steccato (v. uno dei link sopra) o anche un po’ prima, lavori che mi sembrava segnalassero meno rabbia, più vena malinconica e emotiva, forse un qualche tratto commiserativo, comunque mantenendo centrale e assoluta, come scrivevo in altra sede, “la domanda di una ragione, o una giustificazione se volete, della vita e dei suoi accidenti, cioè del suo perché”.  Domanda che forse ormai non attende risposta.

In calce una selezione di testi. Per altre osservazioni e note rimando a quando scritto in passato. (g.c.)

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da Le date onnivore, 2026 –

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5.

L’ilarità perfida del vento

Fa cadere i nidi e i germogli.

Le ceneri della mia gemella

Modellano il nulla.

Il mio primo amore è morto

Con gli occhi verdi.

Oggi spacco il petto del silenzio

Cercando chi fui senza trovarmi.

Il mito del poeta è morto nei vermi

Nessuno conosce più il bell’italiano

Né le ciotole volitive del vespro e del vento.

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6.

Nel mio sonno nullo così faticoso

Sparecchio chiodi e viti velo lo specchio

Per tirarli contro di me.

Lontanissimo ti corsi incontro ma non seppi

Viverti abbracciandoti al collo finalmente

Le mille linguistiche chimere.

Poliglotte sparirono tutte le parole

Equilibriste ballerine senza significato.

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12.

La lisca della fame ha fatto

il suo corso:

posso fare l’arbitro dal seggiolone

del tennis, innesco il mio cuore

dove l’ennesima favola divora

sorvola il sonno spastico

della mandibola sul lastrico

del tempo nudo patriarca.

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14.

Agosto torna con lo stonio

maggiore, con lo strazio

nero della bava alla bocca.

L’aria immota o il vento

aiutano a spaccare la sabbia

con la polvere malsana.

Molesta l’età in più

fa perdere in fretta

l’aspetto di trascinarsi.

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17.

Lunatica la botola di chi muore

a caso. Non ricordo di aver mai

baciato il primo amore preso a

sassate dal tempo di andare.

Precoce la filosofia di perderlo

ammanettato e condannato.

Strazio ecumenico da lì al dopo

dacché bruciai i quaderni di scuola.

Il verde primaverile fa sonnecchiare

lo scafando di non sorprendersi

nel polline. Giostra la polvere

straziante alla gola senza bacio

alcuno. I marmi ai muri ricordano

mansueti i cimiteri i tetri freddi

della notte.

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21.

ho visto Maria spazzare le scale

con la clientela degli angeli alle spalle

il giorno dopo più bella che mai

mi guardò le scarpe per decidere

se fossi degna di stare con lei.

le pozzanghere del dubbio la resero

attrice con il fango possibile

cane bastonato nel buio.

mi ricordo le stelle che piangono in coro

come un cipresso senza mortali esequie

né quesiti da porre le elemosine.

un male di luna inventa bambini

per il ricatto della terra cattiva

messi al mondo questi disperati.

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23.

Il pulpito del mio giorno

si trova al piano terra

con le finestre ai piedi.

La polvere s’insinua

su ogni cosa, il respiro si affanna

la luna non si vede e illumina

scarpe e zampe di cani.

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27.

Nel mio sonno nullo così faticoso

Sparecchio chiodi e viti velo lo specchio

Per tirarli contro di me.

Lontanissimo ti corsi incontro ma non seppi

Viverti abbracciandoti al collo finalmente

Le mille linguistiche chimere.

Poliglotte sparirono tutte le parole

Equilibriste ballerine senza significato.

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32.

Il posto di gennaio

è l’animo cortese

di chi nasce a misura.

Poi le stagioni annuiscono l’io

del male non nato né prestato

di una sciarpa colorata e calda.

Ora nel letto il micio è arrivato primo

col cucciolo da scaldare.

Date le ciocche della neve

il pettirosso cinguetta spettro

rosso d’amore senza alcun guaio

da piangere.

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34.

Immane stella consacrare dio

Sotto la forma di un gran bel ragazzo

Ormai la preghiera non detta rimane.

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35.

Né adesso né mai ti guarderò passare

gioventù di foglie nomade crisalide

quasi dio ti fosse figlio.

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43.

Nanni Cagnone abitava a Bomarzo

Con i mostri di pietra, viveva in una casa

Minuscola, intorno sé a non aveva che

La donna che amava e le tartarughe.

Intorno a sé i libri sapienziali, un fratello

Da qualche parte. Eresiarca lessicale

Solo alla parola, sapiente.

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45.

La pensione con l’accumulo

Del tempo rimanente sono simili

All’ergastolo. I dolori perpetui

Tuonano alla nuca carica del cranio.

Né amore né angelo né logica titanica

Hanno il metro mancante della misura.

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51.

Con le ninfee del laghetto

davanti alla panchina amorosa

chiesi addio ai fiori recisi

alla bontà delle rondini

alle famigliole di papaveri

così delicati da far commuovere

nonostante l’asperità del vento.

Ti aspetto ogni dì qui al solito posto

ma la dedizione non basta.

Lo stridere del tram mi sveglia

per ovviare ai sogni ritornanti

che nulla regalano mai.

Bimbi vestiti di bianco vanno in colonia

ma sanno che il mare è sporco e poche

le conchiglie rosa. Frugo in tasca e trovo

l’amuleto del tuo regalo inutile.

Non sono né salva né felice.

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56.

Ho simulato di vivere la razione

La gioia vana della bugia

Fino all’ultimo trasloco.

Le ginestre autostradali

Sono ipnotiche notizie

Di un’altra vita non simile

A nulla. Il compleanno è un lutto

Come una donna incinta

Dove l’uomo non serva a niente.

La mente giovane era già occaso

Tramestio di guardie armate.

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Marina Pizzi (Roma, 5 maggio 1955) è una poeta italiana.

Ha pubblicato i libri Il giornale dell’esule (Crocetti, 1986), Gli angioli patrioti (Crocetti, 1988), Acquerugiole (Crocetti, 1990), Darsene il respiro (Fondazione Corrente, 1993: pubblicazione del Premio), La devozione di stare (Anterem, 1994: Premio Lorenzo Montano), Le arsure (LietoColle, 2004), L’acciuga della sera i fuochi della tara (Luca Pensa, 2006), Dallo stesso altrove (La Camera Verde, 2008, selezione), L’inchino del predone (Blu di Prussia, 2009), Il solicello del basto (Fermenti, 2010), Ricette del sottopiatto (Besa, 2011) Un gerundio di venia (Oèdipus, 2012), La giostra della lingua il suolo d’algebra (Edizioni Smasher, 2012); Cantico di stasi (Cantarena, 2013: edizione parziale), Segnacoli di mendicità (CFR, 2014); Plettro di compieta (LietoColle, 2015); Cantico di stasi (Oèdipus, 2016: edizione definitiva), Declini (Macabor, 2017), Miserere asfalto (Afasie dell’attitudine, 2007-2017 ) (La linea dell’Equatore, 2017, selezione). Miserere asfalto (Afasie dell’attitudine, 2007-2018) (Terre d’Ulivi, 2018), La cena del verbo (Raffaelli, 2018), Feritoie ogivali (Bertoni, 2018), L’andarsene del baro, (La camera verde, 2019), Afa epifanica dello steccato (Terra d’ulivi Edizioni, 2019), Finita locazione (Bertoni, 2020), Feritoie ogivali (Bertoni, 2018), Infernetti per una apolide (edita@, 2022), Caccia alla stracca (ItalicPequod, 2024), La stangata di nascita (La camera verde, 2025). È presente in Dimmi un verso anima mia: antologia della poesia universale a cura di Nicola Crocetti e Davide Brullo (Crocetti Editore, 2023), La stangata di nascita (Roma, La camera verde, 2025), la plaquette L’impresario reo (Tam Tam, 1985).

Si sono interessati alla sua poesia, tra gli altri, Pier Vincenzo Mengaldo, Luca Canali, Giuliano Gramigna, Marco Giovenale, Giacomo Cerrai, Alessandro Baldacci, John Wall Barger, Alessio Zanelli, Massimo Sannelli, Ennio Abate, Antonio Devicienti e altri.

In formato digitale, on line, ha pubblicato – interamente o parzialmente – le raccolte La passione della fine, Intimità delle lontananze, Dissesti per il tramonto, Una camera di conforto, Sconforti di consorte, Brindisi e cipressi, Sorprese del pane nero, Staffetta irenica, Il solicello del basto, Sotto le ghiande delle querce, Pecca di espianto, Arsenici, Rughe d’inserviente, Ricette del sottopiatto, Dallo stesso altrove, Miserere asfalto (afasie dell’attitudine), Declini, Esecuzioni, Davanzali di pietà, L’eremo del foglio, L’inchino del predone, Il sonno della ruggine, L’invadenza del relitto, Vigilia di sorpasso, Il cantiere delle parvenze, Soqquadri del pane vieto, Cantico di stasi, La cena del verbo, Estinzione di chiarìa, Il vestitino bizantino, L’alba del penitenziario. Il penitenziario dell’alba. Diario di balbuzie.

Nel 2004 e nel 2005 la rivista di poesia on line “Vico Acitillo 124-Poetry Wave. Electronic Center of Arts”, coordinata da Emilio Piccolo (1951-2012), ha nominato Marina Pizzi poeta dell’anno. Ha fatto parte – insieme a Massimo Bacigalupo, Milo De Angelis, Franco Loi, Tomas Tranströmer, Derek Walcott e altri autori – del Comitato di redazione della rivista internazionale Poesia, prima serie fino ad Aprile 2020. È redattrice del litblog collettivo “La poesia e lo spirito” e collabora con il portale di cultura “Tellusfolio”. Ha lavorato presso la Biblioteca di Area umanistica Giorgio Petrocchi dell’Università degli studi Roma Tre. È stata tradotta in persiano, inglese e tedesco. Molto proficua nel tempo la collaborazione con Le reti di Dedalus di Marco Palladini, Direttore dal 2006-2015.

La bibliografica critica si trova in parecchi angoli.

Ultime raccolte inedite: “La clessidra del carcere” 2023; “Lo studiolo di marzapane” 2024; “Crepacuore di atleta” 2024; a “Le clausure del dire” 2024-2025; “Cipressi italiani” 2025; “Le chiavi sparite” 2025; “L’abuso del tempo morente” 2025.

La raccolta inedita “Intimità delle lontananze” sta per essere pubblicata negli USA da John Wall Barger.

Ultima raccolta in lavorazione “Le date onnivore” 2026

https://www.facebook.com/marpizzi

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