Dominique Villa – In quel vuoto freddo, inazzurrato – Neobar Ebooks, 2025
Dominique Villa (o forse Domenica, o forse Villa Dominica Balbinot o qualsiasi altro mix di questi nomi, mai saputo con certezza) è già presente su Imperfetta Ellisse, con un post della vecchia edizione (v. QUI). Di lei non conosco nemmeno una bibliografia, per quanto sue poesie siano leggibili in diversi siti, come ad esempio QUI o QUI.
In quel vecchio post del 2018 mi pareva di aver individuato delle peculiarità riguardo alla sua scrittura e all’universo ivi racchiuso, arrivando a dire che l’insieme di queste qualità delineasse una inconsueta poesia tra il barocco e un cupo neoromanticismo. Scrivevo infatti: “se si aggiungono caratteri anche indubbiamente romantici come un certo senso dell’assoluto o una certa irrazionalità o un’idea di sublime che sovrasta l’uomo, allora cos’è che tiene insieme e fonde il barocco, il crepuscolare, il simbolista, l’espressionista, il romantico? in altre parole cos’è la poesia di Villa Dominica Balbinot? Ma è ovvio: è poesia gotica”.
Cambiato qualcosa in questi testi scritti tra il 2023 e il 2025? Apparentemente no, lo stile si è forse raffinato, mantenendo anche certi accorgimenti grafici molto personali, come i grassetti, i corsivi, le parentesi, qualche variante lessicale, la ricerca di parole “pesanti”; il mood, la visione del mondo, si sono forse incupiti (anche i colori più brillanti si imbruniscono) ma non tanto per una questione di pessimismo esistenziale quanto per una maggiore focalizzazione dello sguardo lanciato nell’oscuro, come quando si stringono le palpebre per vedere meglio. Da questo punto di vista è interessante dare un’occhiata – su Facebook – ai suoi i brevi video, le foto…una natura cupa, disabitata, soprattutto misteriosa, piena di segni indefiniti e di paesaggi che “consumano” e sempre ambigua come in un film di Lynch, che sembra, come la vita stessa, “di esser sempre sul punto / di fare qualcosa di estremo”. Piccoli oggetti creativi che se non aggiungono niente dal punto di vista critico certo danno un’idea, paradossalmente, dell’invisibile che abita l’ispirazione di Villa, del suo ritenere un “possibile”, sfuggente forse ma non – a saper vedere – reticente.
In tutto questo un io conclamato non c’è. Al suo posto c’è una presenza umana (talvolta una “lei”) non dichiarata ma soggettile (Derrida/Artaud), che registra e percepisce una realtà fenomenica che si fa linguaggio, verbalizza una immanenza inquieta che non si può ignorare, cerca un fondo. La presenza umana, anzi femminile, è quasi sciamanica, cioè un medium e come tale incolpevole di ciò che rinviene. Dei “paesaggi morbosi”, dei “gialli sfatti”, del “freddo medievale”, della “lussuria plumbea”, della “sanguigna fioritura”, degli “appartamenti insepolti” e molto altro, di queste cose dobbiamo prendere atto, ma sono cose che ci informano nei diversi sensi del termine: ci danno notizia e ci danno un’idea, forse una dritta. E non sono solo natura, sono tempo. In quegli aggettivi, come negli esempi citati sopra, non c’è solo una qualità, c’è un divenire, una trasformazione, un deperire, come in un evento ripreso in timelapse. E in fondo al deperire, certo, la morte, a cui è necessario dare una “lontananza”. Ed è forse questo, il tempo, il fantasma che Villa cerca di fissare nei suoi testi come su una lastra emulsionata. (g. cerrai)
QUEI SILENZI NOTTURNI COME CAVATI
C’era qualcosa
di cerebrale (- e degenerato-)
quasi come il fare versi:
quei silenzi notturni
come cavati,
le lividure sotto
il crudelissimo sole di mezzogiorno,
l’assedio della natura bellissima
( proliferazione che cresce furente
corolla su corolla)
l’impressione angosciastica
di essere sempre sul punto
di fare qualcosa di estremo
( dalla bassa volta del cielo
spiccavano con opaca violenza( ottenebrati)
i grigi i rosa i turchini).
10/01/2023
GLI INVERNI FURONO
( Gli inverni furono
di un freddo medievale:
una brughiera inaridita,
l’orizzonte affilato,
e ogni neutra goccia pareva una scintilla di saldatura
gherlini di acciaio)…
Era ora di uscire nell’ azzurro di estate,
nel grande fiore giallo del calore.
In quel luccicchio sabbioso di fine luglio
tono cromatico catatonico abbacinante.
la vegetazione tremava
(I giunchi fioriti)
quelle foglie di alberi
e le loro ombre-:
nella bianchezza inodore
quelle macchie cieche…
Lentamente poi
si arrese
ai cedimenti grandi,
al crepuscolo:
il profilo degli alberi,
il volo degli uccelli.
( Nella vampa di ritorno,
il lividore era solo dove era
giusto che fosse).
11/07/2023
ANOMALA – E BRUCIANTE
(…La terribile fascinazione
di quelle volute rossastre sulla superficie silente
di queste vite…)
Cogliendo la gialla luce del sole
e le ombre lunghe
per un corto sentiero grigio cenere
( essiccato e aspro)
anomala e bruciante la sentiva
la verticalità atroce
di tutti quei crimini medievali e selvaggi,
quasi poi ci fosse il sospetto di una morte felice
nel destino di decomposizione…
Perdendo tutti un sudore azzurro
in isole azzurre
appaiono qui,
nella bellezza screziata
in una lussuria di fiori
e sono gia sommersi,
così bene anatomizzati
su tutti gli sparuti luoghi del delitto.
5/11/2023
APPAIONO QUI ( E SONO GIA’ SOMMERSI)
( Quasi sorreggessero sciami di farfalle immobili
in un altro mare
si sommergevano subito,
nella febbre ardente dell’ etisia.
nel pulsare del giugulo….)
Ci si disegnava in nero
sul fondo di cristalli opachi,
mentre si intravedeva un azzurro infiammato di cielo,
come fosse caduto anch’esso nel piombo.
Ostinatamente confitta -in quel bassissimo cielo-
( e attraversando terreni di alluvione)
osservava la corte piccola
..con quel lastrico tutterba
che vedeva allora dalla cameretta.
Sognava una sanguigna fioritura di rose enormi
( o forse spampanate peonie)
mentre i rumori lontani venivano a smorire
sotto le ombre nere ( incise come efflorescenze di salnitro)
di grandi alberi:
e ci si storturava,
nello sfasciamento su quel carnaio.
28/11/2023
NELLA ENIGMATICA DEVASTAZIONE DEL BUIO
( ..Nell’enigmatica devastazione del buio,
ecco la distesa di fuoco
viola
sulle mie muraglie…)
Restarono chiusi in questa fuga da fermi,
le pareti monocolore di velluto marrone
( con sopra quei volti tratteggiati)
davanti a uno specchio
nel quale gigli pallidi si protendevano
dall’esile vaso di cristallo:
l’orizzonte si stendeva
piatto e spietato,
con piccoli tratti di erba contorta
( e steli crestati di erbe desertiche
nelle zone calanchiche)
in un giallo solforoso
come se tutti fossero illuminati
parimenti a città alla deriva…
29/06/2024
ERA LI’ CHE IL PAESAGGIO DATTORNO
Era lì che il paesaggio dattorno
(qualcosa di seminascosto e sfolgorante)
l’aveva consumata,
lei disposta a farsi dissanguinare
in certi momenti sonnambolici, – e ferini,
dentro una spalancatura interminabile.
La pioggia era totale,
batteva vacua
su quelle balconature di ghisa,
come se fossero le costole di certi fili di erba.
Lei aveva bisogno di vivere in piccole stanze polverose
con stratificazioni interne fuori dalla portata di realta vertiginose,
dai mondi enormi e scintillanti dei bambini.
C’era un vaso di anemoni sul tavolo,
la collina diventava di cento verdi,
quella volta i fiori di pesco erano subito divenuti
mollicci e resinosi
come se lei avesse poi sognato
accanto alla cascata azzurra,
a un mare di smeraldo:
le ombre fisse sull’erba
le facevano pensare alla notte assoluta,
a un momento potente della morte.
27/10/2024
CON LA FEBBRE RIVELATA
Le luci slavate
o fulminate,
in quel convulso irraggiungibile cielo,
nella acidula opalescenza
di cenere e olivastro…
Il crepuscolo dell’ inverno
calava ormai rapidamente,
e attorno la dilavatazione,
di tutti i verdi seppia ,
delle tonalita del mattone:
bellissimi bellissimi
bellissimi quei panorami
( sulle ringhiere fallate di ghisa
permanevano i boccioli morti
delle corniole bianche)
Un rumore vi era,
come di cavi che si intrecciano
e si sciolgono,
e poi si disfano nel nulla.
Come se si venisse a vivere in un altoforno magmatico,
ogni cosa diventa incandescente e poi si liquefa:
oh oh
perdere per un solo momento la lontananza
che abbiamo bisogno di dare alla morte,
con la febbrilità potente
rivelata da ciò che è immobile,
simile alla bellezza intoccata
di un fiore selvaggiamente rosso.
11 gennaio 2025
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