Archivi categoria: arti figurative e plastiche

Chagall, il sogno e la storia – mostra a Ferrara

Marc Chagall, Parigi dalla finestra, 1913.Chagall, il sogno e la storia (da “Chagall, testimone del suo tempo” a Palazzo dei Diamanti, Ferrara)

“The only land that is mine is the one within my soul: I enter it without a passport there where my soul is: la sola terra che mi appartiene veramente è quella della mia anima” afferma Chagall “dove poter entrare senza passaporto, lì dove la mia anima risiede”. Con tale citazione si è aperto il percorso espositivo visitabile fino al prossimo 8 febbraio a Palazzo dei Diamanti a Ferrara dove ancora una volta l’opera di Chagall emerge nella sua potenza di visione, onirica e poetica insieme, in grado di trasfigurare la realtà e ricondurla al puro universo sincretico della sua pittura, forse sua unica vera patria. Dal legame imprescindibile con la terra russa dell’infanzia, agli anni della giovinezza sul suolo francese, fino alla fuga negli Stati Uniti durante la guerra Chagall trova forse quell’ unico approdo certo da ogni esilio nello spazio poetico e immaginativo della propria pittura.

Sono più di 200 le opere esposte nella mostra ferrarese che spazia in un ampio percorso trasversale esteso nel tempo e nello spazio organizzato più per nuclei tematici che non per eventi cronologici. Dipinti, disegni, incisioni e due installazioni immersive ci restituiscono la lettura inedita di un artista poliedrico, insieme visionario e ancorato nella storia del XX secolo,“testimone del suo tempo”, come titola la mostra ma dallo sguardo assolutamente immaginativo. Continua a leggere

Jeff Wall, “Living, working, surviving” (al Mast di Bologna)

Jeff Wall - The drain

Jeff Wall, “Living, working, surviving” (al Mast di Bologna)

“ The viewer writes the poem that the artist has erased in the process of making the picture”; nelle parole di Jeff Wall lo spettatore è chiamato a riscrivere la poesia dell’immagine perduta o cancellata al momento dello scatto, lì consegnata come lascito ambiguo ed enigmatico a chi guarda per farla rivivere di luce propria. Tali le cornici luminose di Jaff Wall fotografo canadese esposto al Mast di Bologna fino al prossimo 8 Marzo nella personale “Living, working, surviving”: una selezione di vent’otto opere in grande formato tra “lightbox” e stampe a colori o in bianco e nero che ripercorrono gran parte del suo lavoro artistico dagli anni ottanta ad oggi. Le lightbox si presentano perlopiù come enormi diapositive illuminate a neon simili alle insegne tipiche delle fermate dei mezzi di trasporto pubblici nel nord America. Si ergono espanse lì di fronte ai nostri occhi come volessero portarci dentro l’immagine, nella sua immediatezza di una quasi tridimensionalità di visione su semplici fatti quotidiani ma più spesso su scene ricostruite in studio che mostrano eventi mai accaduti ispirati al reale. Continua a leggere

Letizia Battaglia: la sincerità di uno sguardo

Letizia Battaglia: la sincerità di uno sguardo

(Retrospettiva al Museo san Domenico, Forlì)

Chi ha in mano una macchina fotografica ha un mezzo potente e meraviglioso per esistere, per essere, per incontrare il mondo. E ha anche una grande responsabilità”.La fotografia diventa o, meglio, è la vita raccontata[1] afferma Letizia Battaglia e in tale binomio imprescindibile tra il mondo e il suo modo di diventare immagine – significante, intuitiva, poetica – vive oggi più che mai tutta la sua opera fotografica visitabile in retrospettiva fino al prossimo 11 gennaio al Museo san Domenico di Forlì. Un percorso creativo visto in molteplici sfaccettature dagli esordi ai primi anni duemila ma sempre e comunque legato dal filo rosso dell’impegno civile imprescindibile dal suo lavoro artistico. Continua a leggere

Mattia Moreni in mostra a Bagnacavallo

MATTIA MORENI: dalla formazione a “L’ultimo sussulto prima della mutazione” (ex convento di San Francesco, Bagnacavallo)

All’inizio del percorso è un melo verdeggiante visto su una tela enorme che occupa tutta la superficie di una parete in mattoni a vista e s’apre in cima a un’enorme scalinata in marmo;la mostra prosegue poi da un corridoio centrale in salette laterali dall’intonaco scrostato e varchi o fessure sulle pareti grezze nell’antico convento di San Francesco a Bagnacavallo volutamente scelto per ospitare l’opera di uno degli artisti più originali del novecento italiano: Mattia Moreni.

Fino alla fine del prossimo gennaio, infatti, in tale spazio inusuale all’apparenza disertato, lasciato al decadimento della sua forma originale di “luogo religioso” ma irradiato di una luce naturale, soffusa che lo attraversa come una scia luminosa da lato a lato è visitabile la prima parte del percorso espositivo dedicato a Mattia Moreni: “Dagli esordi ai cartelli”. Il progetto proseguirà itinerante con altre quattro mostre fino alla conclusione del ciclo espositivo a Maggio 2026 per celebra la poetica del pittore dagli inizi all’apice della carriera in particolare nel suo legame unico e profondo con la terra romagnola.

“Un melo”(1964) dunque si erge all’inizio del percorso immenso nelle tonalità verdi e azzurre sulla parete centrale della galleria. Così lo vede Moreni, portato quasi alla deformazione espressionista nell’uso esacerbato del colore in poche linee essenziali eppure vitali, sospinto dal vento che come ondata lo travolge e lo assimila al suolo verdeggiante ma anche, lo trasforma in un’entità vivente, innata nel movimento, antropomorfa quasi. Lo sfondo del cielo è ugualmente soggetto a tale immersione profonda in un blu espressivo, intenso e anti-naturalistico. Continua a leggere

Mohamed Bourouissa – Communautés. Projets 2005-2025

Mohamed Bourouissa: Communautés

“Communautés” come titola la mostra di Bourouissa volge la propria attenzione ai margini, alle periferie urbane, alle comunità viste nel loro risvolto liminale rispetto all’epicentro del potere, là dove le minoranze non rappresentate risiedono, coloro che solitamente restano invisibili, non visti o senza voce nella società contemporanea. Tale diviene il fulcro di interesse del lavoro di Mohamed Bourouissa artista di origine algerina, cresciuto in Francia, stabilitosi a Parigi e attualmente esposto al Mast di Bologna fino alla fine di settembre. La retrospettiva ripercorre un ventennio della sua carriera accostando video, fotografia, scultura, collage e stampa in 3D in tre grandi progetti portati avanti nel corso degli anni e il più recente, inedito “Hands” esposto a Bologna per la prima volta al pubblico. Imprescindibile resta per l’artista franco-algerino, al di là del linguaggio scelto, fotografico, scultoreo o performativo, una riflessione critica sulla società contemporanea toccando temi fondamentali come le città, le migrazioni di massa, il conflitto tra società e individuo nei singoli rapporti di potere, infine la rappresentazione o auto-rappresentazione di sé. Non si tratta di una fotografia documentaria_ la pura e semplice documentazione oggettiva di realtà_ ma di una “messa in scena fotografica”, di una finzione costruita attraverso il coinvolgimento attivo dei soggetti rappresentati nell’ottica “partecipativa” di qualcosa che si realizza o si rende visibile come accadimento di fronte ai nostri occhi. I soggetti non sono solo passivamente colti dal fotografo ma divengono attori di dinamiche sociali esposte o involontariamente svelate: le tensioni nelle banlieues parigine, la parata di “cow boys” neri a Filadelfia per “Horse day”, infine auto-ritratti che simulano selfie di giovani francesi delle nuove generazioni . Continua a leggere

Nello specchio di Narciso – nota di Elisa Castagnoli

Mario Sironi - Autoritratto (1908)NELLO SPECCHIO DI NARCISO: IL VOLTO, LA MASCHERA, IL SELFIE (al Museo san Domenico di Forlì)

“Il ritratto dell’artista”, come titola la mostra attualmente in corso ai Musei san Domenico di Forlì fino al prossimo fine giugno è una riflessione attraverso il tempo e lo spazio ripercorrendo la storia della pittura occidentale, dalle sue origini greco-latine al contemporaneo sul tema della rappresentazione di sé: autoritratto,immagine speculare che l’artista restituisce differentemente in ogni epoca convocando anche i valori estetici e rappresentativi di una certa epoca. “Dall’antichità al novecento l’autoritratto è il sublime ricordo dell’antico mito di Narciso narrato da Ovidio nelle Metamorfosi” scrive Gianfranco Brunelli nell’introduzione alla mostra. Sembra che tutta la vicenda della rappresentazione di sé nel corso del tempo e della storia parta da quel mito originario rappresentato a più riprese nella pittura classica: l’amore verso il proprio riflesso visto in una fonte come espressione estrema di un desiderio ultimo e inaccessibile, auto-referenzialità che in Narciso conduce alla morte. Tuttavia, lo specchio irrompe nell’immaginario occidentale proprio attraverso tale mito perché l’uomo che si guarda racchiude in sé anche la domanda sul senso dell’esistere e il socratico “conosci te stesso”. Nell’immaginario occidentale partendo dal mito di Narciso come teorizzato perfettamente da Leon Battista Alberti nel Rinascimento , la rappresentazione di sé (la figura che si specchia nella fonte) diviene un atto di conoscenza perché “la pittura è il fiore dell’arte e dipingere è abbracciare con lo sguardo ogni cosa specchiata”. In tal senso comincia a comparire lo specchio oppure il ritratto dell’artista dentro il quadro dalla fine del ‘400 là dove le arti visive sono viste come “speculative” cioè nell’equazione perfetta tra rappresentazione e conoscenza. L’artista, allo stesso modo, attraverso l’autoritratto acquisisce una progressiva definizione e consapevolezza di sé come uomo di lettere, protagonista del proprio tempo investito di un nuovo ruolo sociale nell’ occidente europeo. Continua a leggere

Alphonse Mucha / Giovanni Boldini tra Art Nouveau e ritratto

Alphonse Mucha - FantasticheriaAlphonse Mucha / Giovanni Boldini tra Art Nouveau e ritratto (Palazzo dei Diamanti, Ferrara)

Le opere di Alphonse Mucha e Giovanni Boldini creatori di una inedita visione della bellezza al femminile ricompaiono in un faccia a faccia affascinante a Palazzo dei Diamanti presentandoci le loro figure di donne libere, eteree e seducenti agli inizi del ‘900 insieme un linguaggio artistico ispirato a forme naturali agli antipodi delle nuove avanguardie moderniste della stessa epoca. Boldini, ferrarese d’origine era già noto e ammirato nella capitale francese soprattutto per il genere del ritratto in cui eccelleva; Mucha, slavo di provenienza approdò lì nell’autunno del 1887 per affermarsi rapidamente e spopolare con il suo stile decorativo definito “Art Nouveau”. Mucha ammirò le opere di Boldini all’Esposizione Universale di Parigi del 1900 alla quale lui stesso prese parte commissionato dal governo austriaco per la decorazione del padiglione bosniaco. Al di là della conoscenza diretta tra i due artisti e le loro singole opere che si incrociano trasversalmente nella capitale parigina, possiamo riconoscere un’ispirazione comune incentrata sul tema della bellezza o meglio di un ideale femminile che attribuisce alla donna una dignità e libertà nuove fino ad allora negatele dalla società. Sia le forme aggraziate e seducenti del corpo femminile che linee sinuose della natura guidano lo sguardo dei due artisti e costituiscono il punto focale da cui scaturisce la loro nuova visione, sempre e comunque di ispirazione antropomorfa e non astratto-geometrica come tanta arte moderna dello stesso periodo. Continua a leggere

MAST Photography Grant, i cinque finalisti

“Grant on Photography”, giovani artisti al Mast di Bologna

Cinque artisti della più giovane generazione, finalisti del “Mast photo Grant” espongono attualmente al Mast di Bologna in un progetto originale e inedito incentrato sui temi di lavoro, industria nella sua ultima evoluzione tecnologica e digitale che trasversalmente incrocia anche quello dell’immigrazione sullo sfondo di un mondo globale partendo dalle realtà post-coloniali da cui molti di essi provengono. Il dialogo si presenta sin da subito come inter-generazionale tra questi giovani fotografi e i loro predecessori, genitori o nonni riportandoci alla storia di paesi post-coloniali in Africa centrale, all’ Iran oppure a realtà marginali come la Polonia rispetto alla visione dominante del mondo occidentale.

Da un artista all’altro attraverso proposte stilisticamente differenti, inedite quanto di grande creatività le tematiche si riconnettono, tessendo una rete comune in un gioco di multipli rinvii : la ricerca di vie di fuga verso futuri più giusti per tutta la specie per l’iraniana Sheida Soleimani, la lotta contro una xenofobia sistemica verso tutti i migranti per Kai Wasikowski, infine l’industria 4.0 che si confronta alle nuove automatizzazioni prodotte dal’ IA applicata ai processi produttivi. Continua a leggere

AI WEIWEI, “WHO AM I”, nota di E. Castagnoli

AI WEIWEI, “WHO AM I” a Bologna, Palazzo Fava

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“Ai Weiwei, who am I” titola la mostra in corso fino al 4 maggio a Palazzo Fava di Bologna sull’artista cinese da sempre impegnato in prima linea nella difesa dei diritti umani. La domanda scelta come titolo “who am I” appare insieme al ritratto di Weiwei, i suoi occhi grandi aperti e le mani sul volto a fissare la realtà che lo circonda come attraverso una lente di ingrandimento per indagare, cercare di comprendere, trovare una chiave di decifrazione alla medesima. Tale domanda resta al centro del suo lavoro come di tutta l’esposizione bolognese: chi sono io, dov’è qui, qual è la verità nella costante ricerca di una più profonda consapevolezza umana e politica perseguita attraverso l’esperienza artistica. Con quello stesso sguardo disincantato, vigile e demistificatore Weiwei ci incoraggia a guardare il mondo con la versatilità di chi riesce a scorrere fluidamente da un mezzo artistico all’altro tra installazione, scultura, video e fotografia. Lui, da sempre attivista oltre che artista, blogger e, dopo la soppressione del medesimo da parte del governo cinese, dissidente politico che espatria in Europa, decide di fare della propria arte uno strumento fondamentale di cambiamento politico collettivo. Tra i temi più scottanti oggi affrontati da Weiwei appaiono la lotta per i diritti umani, le crisi geopolitiche mondiali, il cambiamento climatico, il diritto alla libertà di informazione contro la repressione o la manipolazione della medesima da parte dei regimi o delle istituzioni al potere. Tutto il suo universo creativo in definitiva non smette di ricordarci il connubio necessario e inevitabile tra creatività e pensiero critico rispetto al momento presente e alla società contemporanea.. Continua a leggere

Tina Modotti – Retrospettiva a Bologna

Tina Modotti, “Photography” (a Palazzo Pallavicini a Bologna)

“La fotografia può solo essere prodotta nel presente, è basata su ciò che esiste oggettivamente . Registra la vita in tutti i suoi aspetti come un documento intriso tuttavia di intelligenza e sensibilità.” Con tale inciso si presenta a noi il tracciato complesso di vita e d’arte, di impegno politico e ardore estetico della fotografa Tina Modotti, donna libera e anticonformista, artista e modella che insieme a Edward Weston e gli altri protagonisti dell’avanguardia messicana attraversa e segna la storia del novecento nel suo modernismo fotografico. Palazzo Pallavicini a Bologna le dedica una retrospettiva visitabile fino al prossimo 16 febbraio, un percorso espositivo articolato in varie sezioni tematiche che mostra al pubblico le diverse sfaccettature di una fotografa obbiettiva come volevano i modernisti ma estremamente intimista; dal puro intento estetico di inizio XX secolo l’immagine assume una dimensione più propriamente politica implicitamente intrisa di un’etica umana e sociale soggiacente. Continua a leggere