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Marco Ceriani: Addendum a Le sollecitudini

Marco CerianiMi fa piacere far presente a chi segue questo blog che, anche a seguito di uno scambio di messaggi con l’autore che ha anche apportato delle mende rispetto al testo a stampa, il post dedicato al libro di Marco Ceriani “Le sollecitudini” (Ed. Associazione culturale La luna) è stato integrato di un ulteriore testo, intitolato “Dubbi”, anch’esso – è lecito immaginare – dedicato alla figura di K. e alla scrittura: “Nel dubbio se “aggiungere” o “togliere” qualcosa – poniamo: un aggettivo alla frase, un séguito al suo stesso proemio…: allo scopo d’attinger un qualsivoglia, recondito esito… – egli, senza tentennamenti di sorta, accordava la sua predilezione alla seconda delle due opzioni…” (v. il seguito QUI)

Marco Ceriani – Le sollecitudini – Associazione culturale “La luna”, 2022

Marco Ceriani – Le sollecitudini – Associazione culturale “La luna”, 2022

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Non ringrazio mai abbastanza Marco Ceriani, quando mi manda uno dei suoi libri. Ma questa volta c’è stato anche uno scambio epistolare (per quanto fatto di lettere elettroniche) assai piacevole e interessante, che non ha potuto che aumentare la mia stima per lui, come autore e persona.

Avevo già parlato nel mio piccolo di Marco in un paio di occasioni sulla vecchia versione del blog (v. QUI), a proposito principalmente del suo Gianmorte violinista (Ed. Stampa 2009, La collana, 2014), opera che allora mi colpì in maniera particolare, perché di un’opera particolare si tratta, a cominciare dal suo essere spavaldamente “aliena” nell’uso della forma, del linguaggio, delle metafore, delle invenzioni, dal suo essere naturaliter di “ricerca” senza nessuna delle dichiarazioni di intenti o pregiudiziali “ideologiche” che accompagnano quasi sempre la poesia non lirica (o non assertiva, sperimentale o come vi pare). Ci sarebbe qui da aprire una parentesi sul fatto che Ceriani lo sia, ma credo che lui, in quanto autentico “ricercatore”, se ne infischi bellamente di definizioni del genere. E – analogamente – non lo conosco abbastanza, in fondo, da poterlo definire senza tema di essere smentito come un poeta appartato, ma poi ho riflettuto che non sono i poeti, semmai, ad essere appartati ma è il mondo, compreso quello delle Lettere, ad esondare oltre il sopportabile. Tuttavia ricordo che in uno dei messaggi che ci siamo scambiati si definiva “l’anacoreta che mi lusingo o credo di essere”. E questo già dice molto, ma leggete anche quello che scrissi nel 2016. Continua a leggere