Fabrizio Bregoli – Referti – Società Editrice Fiorentina, 2025, postfazione di Mario Fresa
Alcuni testi tratti dall’ultima raccolta di Fabrizio Bregoli. Il mondo è conoscibile solo per frammenti, anzi referti, sembra dirci Bregoli, qualcosa cioè di più facilmente misurabile e da cui forse sia possibile ricostruire una realtà più complessa, come “relitti di un compiuto cui ambirebbero”. Il linguaggio ordinario, ordinariamente poetico, per fare questo non basta, serve una sponda che fornisca insieme un apparato retorico e metaforico da una parte e un bagaglio di parole dall’altra. È il linguaggio tecnico, è la citazione di fenomeni, è la modellazione scientifica entro la quale l’osservazione può (o si spera tanto che possa) trovare un ambiente che dia un qualche conforto di “sicurezza” e, nello stesso tempo, costituisca un filtro per un soggetto (quello del poeta) che ambisce a defilarsi, a depotenziare quella presenza dell’io che ancora si teme (e Mario Fresa, nella postfazione, parla correttamente di “soggetto rimosso”). E però, come ci ha insegnato Heisenberg, non è data osservazione che non influisca sull’oggetto osservato, che non implichi qualche “sacrificio”. Qui, nella fattispecie, mi pare che sia la rinuncia voluta e un po’ programmatica a una certa “temperatura”, uno sguardo abbastanza freddo sulle cose, forse dovuto proprio alla scelta riguardo alla tonalità linguistica, proprio forse per tenere “ferme” le cose stesse. Incidentalmente, è interessante notare come il linguaggio tecnico mantenga una sua fascinazione che attraversa i periodi e le tendenze, dalle avanguardie fino a certa lirica novecentesca (Sinisgalli, Zanzotto, altri). E però i tempi sono cambiati, il positivismo è finito, tentare di capire per frammenti può essere un rischio. O una resa di fronte alla complessità che ci sovrasta, alle nuove tecnologie che, come la IA, sembrano invece capire tutto. Del resto Bregoli, nel testo di apertura, la dice chiara: “bisogna disimparare a scrivere…sgrassare tutto il lordo del prodotto per obbligarsi a credere alle briciole”. Ma non lo fa già la politica? Continua a leggere