Il poeta Giuseppe Ferrara, nato a Napoli e cresciuto a Potenza, vive da molti anni a Ferrara, dove ha svolto attività scientifica come fisico in un centro di ricerca privato. Il suo ingresso nella poesia è relativamente tardivo ma decisamente consapevole: esordisce nel 2011 con L’orizzonte degli eventi e pubblica poi diverse raccolte, tra cui segnicontroversi (2013), Appunti di viaggio di un funambolo muto (2016), Il peso e la grazia (2018), Raccolta differenziata (2021) e Vertebre sacrali (2023). La sua scrittura si colloca in un punto di incontro singolare tra sensibilità lirica, osservazione del quotidiano e immaginario scientifico, dove il lessico della fisica e quello dell’esperienza comune finiscono per intersecarsi e illuminarsi reciprocamente.
Nel lavoro di Ferrara — e in particolare nella raccolta segnicontroversi — si può intravedere un dialogo implicito con la poesia di Valerio Magrelli. Non si tratta di un’imitazione, ma piuttosto di una prossimità di sguardo: Ferrara sembra accogliere da Magrelli una certa modalità di registrazione del vissuto, quasi un’attenzione analitica al reale, capace di cogliere nei minimi fenomeni quotidiani un segnale di senso. In segnicontroversi compaiono anche allusioni esplicite al poeta romano, talvolta sotto forma di allocuzioni o rimandi ironici al poeta destinato a ricevere un premio in Campidoglio: un modo sottile per riconoscere un debito poetico e insieme per situarsi criticamente rispetto a quella linea della poesia italiana contemporanea che ha fatto dell’intelligenza riflessiva e della precisione dello sguardo una cifra stilistica. Continua a leggere