Laura Giuliberti – Paraìso – Arcipelago Itaca Ed., 2024
Un libro d’esordio di una non esordiente (come suggerisce la nota biografica), non una raccolta delle poesie di una liceale insomma, ma a quanto pare un precipitato poetico, una materia composita, culturalmente coltivata, che trova il suo luogo opportuno, o il suo momento. O ancora meglio, il suo paesaggio.
Il quale, come ci avverte subito Lello Voce nella postfazione, è un topos antico, frequentato e rischioso quanto l’amore, una cosa da maneggiare con cura, cercando di rinnovarla, e facendo i conti con precursori che includono tanto Petrarca quanto Zanzotto (ma i nomi sono tantissimi).
Quale paesaggio (e non solo)? Cominciamo con il dare un’occhiata alla superficie di questo libro. Paraìso non è che una metatesi semplice (voluta e azzeccata) di Parasio, nome del centro storico di Porto Maurizio (IM), dove l’autrice ha vissuto[1]. Luogo fisico quindi, diremmo. Tuttavia è altro, non c’è da aspettarsi neanche un luogo dell’anima (nel senso che attribuiamo a quest’altro topos), è altro perché, come ci dice Giuliberti in una nota iniziale, “la deambulazione, la frequentazione del luogo, sono qui pratiche di estinzione: ogni fuoco personale estinto, ritrovarsi nell’incendio”. Mi pare di sentire qui, con mio grande dis-piacere, il compianto Augusto Blotto, grande camminatore, e dismisurato poeta (v. QUI e QUI). E però il riferimento è a Guy Debord e all’Internazionale Situazionista, che nel 1957 si riunì poco più su di Porto Maurizio, nonché al film che Debord girò qualche anno dopo, dal titolo In girum imus nocte et consumimur igni (“andiamo in giro di notte e siamo consumati dal fuoco”). Dopodiché “da qui – conclude Giuliberti – ricominciare”. Continua a leggere