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Nello specchio di Narciso – nota di Elisa Castagnoli

Mario Sironi - Autoritratto (1908)NELLO SPECCHIO DI NARCISO: IL VOLTO, LA MASCHERA, IL SELFIE (al Museo san Domenico di Forlì)

“Il ritratto dell’artista”, come titola la mostra attualmente in corso ai Musei san Domenico di Forlì fino al prossimo fine giugno è una riflessione attraverso il tempo e lo spazio ripercorrendo la storia della pittura occidentale, dalle sue origini greco-latine al contemporaneo sul tema della rappresentazione di sé: autoritratto,immagine speculare che l’artista restituisce differentemente in ogni epoca convocando anche i valori estetici e rappresentativi di una certa epoca. “Dall’antichità al novecento l’autoritratto è il sublime ricordo dell’antico mito di Narciso narrato da Ovidio nelle Metamorfosi” scrive Gianfranco Brunelli nell’introduzione alla mostra. Sembra che tutta la vicenda della rappresentazione di sé nel corso del tempo e della storia parta da quel mito originario rappresentato a più riprese nella pittura classica: l’amore verso il proprio riflesso visto in una fonte come espressione estrema di un desiderio ultimo e inaccessibile, auto-referenzialità che in Narciso conduce alla morte. Tuttavia, lo specchio irrompe nell’immaginario occidentale proprio attraverso tale mito perché l’uomo che si guarda racchiude in sé anche la domanda sul senso dell’esistere e il socratico “conosci te stesso”. Nell’immaginario occidentale partendo dal mito di Narciso come teorizzato perfettamente da Leon Battista Alberti nel Rinascimento , la rappresentazione di sé (la figura che si specchia nella fonte) diviene un atto di conoscenza perché “la pittura è il fiore dell’arte e dipingere è abbracciare con lo sguardo ogni cosa specchiata”. In tal senso comincia a comparire lo specchio oppure il ritratto dell’artista dentro il quadro dalla fine del ‘400 là dove le arti visive sono viste come “speculative” cioè nell’equazione perfetta tra rappresentazione e conoscenza. L’artista, allo stesso modo, attraverso l’autoritratto acquisisce una progressiva definizione e consapevolezza di sé come uomo di lettere, protagonista del proprio tempo investito di un nuovo ruolo sociale nell’ occidente europeo. Continua a leggere

Dante: visioni nell’arte, una nota di Elisa Castagnoli

Henry Holiday, 1883Dante: visioni nell’arte, (ai Musei san Domenico di Forlì)

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“La visione dell’arte”, ovvero la potenza visionaria di una poesia, quella che ha inspirato l’opera di numerosi artisti e pittori nel corso dei secoli, liberamente tratta dall’opera di Dante, dalla sua poesia giovanile a sfondo stilnovista ma soprattutto dall’universo poetico inesauribile della Divina Commedia. Questo è il tema al centro della nuova esposizione ai Musei San Domenico di Forlì riaperta al pubblico alla fine di Aprile dopo la sofferta chiusura dovuta alle misure di contenimento Covid.

Temi e immagini, figure e personaggi della Commedia restituiti dal genio poetico di Dante hanno continuato a dominare nei secoli l’immaginazione collettiva oltre che a ispirare la figurazione plastica o pittorica di molti artisti e scultori. Vale a dire se non è forse possibile comparare due mezzi di espressione tanto diversi quanto la parola, il verso nella sua evocazione poetica e la rappresentazione visiva, molti artisti nel corso dei secoli si sono confrontanti alla potenza visionaria della Commedia dantesca, opera dove la realtà storica è costantemente riflessa in quella ultraterrena e viceversa mentre i ritratti dei più noti personaggi delineati in pochi tratti poetici restano vividamente impressi nella memoria collettiva. Lui, Dante, poeta esule nel viaggio di ascesa dell’anima dal peccato alla salvezza diviene interprete e mediatore della cultura classica e, insieme,della rivelazione cristiana alle radici della nostra civiltà moderna.

L’intreccio tra arte sacra e rappresentazione della dimensione ultraterrena coincidono spesso in epoca medievale spostandosi, invece, in epoca moderna verso un’interpretazione astratta, una rilettura sempre più simbolica di temi e figure tratte dall’opera dantesca, come vediamo nell’estetica simbolista o nella pittura preraffaelita inglese. Certo la Divina Commedia come tutta l’opera di Dante continua a costituire una fonte inesauribile di ispirazione, di citazione pittorica, di rilettura anche distante o rinnovata rispetto all’originale tanto che l’arte in tutte le epoche non può prescindere da riferimenti immaginativi o plastici a una delle pietre miliari della nostra poesia e cultura occidentali. Continua a leggere