Archivi tag: mostre

Mattia Moreni in mostra a Bagnacavallo

MATTIA MORENI: dalla formazione a “L’ultimo sussulto prima della mutazione” (ex convento di San Francesco, Bagnacavallo)

All’inizio del percorso è un melo verdeggiante visto su una tela enorme che occupa tutta la superficie di una parete in mattoni a vista e s’apre in cima a un’enorme scalinata in marmo;la mostra prosegue poi da un corridoio centrale in salette laterali dall’intonaco scrostato e varchi o fessure sulle pareti grezze nell’antico convento di San Francesco a Bagnacavallo volutamente scelto per ospitare l’opera di uno degli artisti più originali del novecento italiano: Mattia Moreni.

Fino alla fine del prossimo gennaio, infatti, in tale spazio inusuale all’apparenza disertato, lasciato al decadimento della sua forma originale di “luogo religioso” ma irradiato di una luce naturale, soffusa che lo attraversa come una scia luminosa da lato a lato è visitabile la prima parte del percorso espositivo dedicato a Mattia Moreni: “Dagli esordi ai cartelli”. Il progetto proseguirà itinerante con altre quattro mostre fino alla conclusione del ciclo espositivo a Maggio 2026 per celebra la poetica del pittore dagli inizi all’apice della carriera in particolare nel suo legame unico e profondo con la terra romagnola.

“Un melo”(1964) dunque si erge all’inizio del percorso immenso nelle tonalità verdi e azzurre sulla parete centrale della galleria. Così lo vede Moreni, portato quasi alla deformazione espressionista nell’uso esacerbato del colore in poche linee essenziali eppure vitali, sospinto dal vento che come ondata lo travolge e lo assimila al suolo verdeggiante ma anche, lo trasforma in un’entità vivente, innata nel movimento, antropomorfa quasi. Lo sfondo del cielo è ugualmente soggetto a tale immersione profonda in un blu espressivo, intenso e anti-naturalistico. Continua a leggere

Mohamed Bourouissa – Communautés. Projets 2005-2025

Mohamed Bourouissa: Communautés

“Communautés” come titola la mostra di Bourouissa volge la propria attenzione ai margini, alle periferie urbane, alle comunità viste nel loro risvolto liminale rispetto all’epicentro del potere, là dove le minoranze non rappresentate risiedono, coloro che solitamente restano invisibili, non visti o senza voce nella società contemporanea. Tale diviene il fulcro di interesse del lavoro di Mohamed Bourouissa artista di origine algerina, cresciuto in Francia, stabilitosi a Parigi e attualmente esposto al Mast di Bologna fino alla fine di settembre. La retrospettiva ripercorre un ventennio della sua carriera accostando video, fotografia, scultura, collage e stampa in 3D in tre grandi progetti portati avanti nel corso degli anni e il più recente, inedito “Hands” esposto a Bologna per la prima volta al pubblico. Imprescindibile resta per l’artista franco-algerino, al di là del linguaggio scelto, fotografico, scultoreo o performativo, una riflessione critica sulla società contemporanea toccando temi fondamentali come le città, le migrazioni di massa, il conflitto tra società e individuo nei singoli rapporti di potere, infine la rappresentazione o auto-rappresentazione di sé. Non si tratta di una fotografia documentaria_ la pura e semplice documentazione oggettiva di realtà_ ma di una “messa in scena fotografica”, di una finzione costruita attraverso il coinvolgimento attivo dei soggetti rappresentati nell’ottica “partecipativa” di qualcosa che si realizza o si rende visibile come accadimento di fronte ai nostri occhi. I soggetti non sono solo passivamente colti dal fotografo ma divengono attori di dinamiche sociali esposte o involontariamente svelate: le tensioni nelle banlieues parigine, la parata di “cow boys” neri a Filadelfia per “Horse day”, infine auto-ritratti che simulano selfie di giovani francesi delle nuove generazioni . Continua a leggere

Jack Vettriano, mostra a Bologna, nota di E. Castagnoli

Jack Vettriano - Night's ritualsJack Vettriano –  (Mostra a Palazzo Pallavicini, Bologna)

 

In the mood”, titola l’introduzione all’opera di Jack Vettriano, artista scozzese contemporaneo ancora poco conosciuto in Italia cui Palazzo Pallavicini a Bologna dedica una retrospettiva fino al prossimo 20 Luglio 21 settembre a pochi mesi dalla sua scomparsa. Proprio in quel particolare “mood” o atmosfera, infatti, ci conduce la pittura unica e raffinata di Vettriano, sensuale e ammaliante quando ispirata da una musa o “femme fatale” al centro della tela, ora intrisa di nostalgia e desiderio quando riportata su quella spiaggia scozzese sovente al centro della sua creazione. Vettriano nasce nel 1951 da una famiglia di origine italiana per parte materna proprio nella contea scozzese di Fife le cui suggestioni paesaggistiche ritornano sovente nella sua pittura. Abbandona gli studi a 16 anni iniziando a lavorare in miniera per intraprendere poi la strada dell’arte in maniera autodidatta dall’età di 21 anni influenzato dai quadri di Hopper, dai coloristi scozzesi, dall’estetica del cinema noir e più tardi dal cinema hollywoodiano. A prescindere dal soggetto luci e ombre permeano costantemente le sue tele attraverso un intenso chiaroscuro che domina tutta la sua pittura traslando sempre la medesima da realista a simbolica, in ogni caso evocativa di una storia intravista ma mai totalmente svelata, osservata e colta in sordina come se l’artista fosse testimone invisibile della scena. Il tocco di Vettriano resta rapido, incisivo, capace di cogliere in pochi tratti essenziali il “mood” vale a dire lo stato d’animo pervasivo dello scorcio rappresentato. Il ritmo musicale citato come fonte di ispirazione è quello del jazz: rapido, sincopato come l’alternarsi degli strumenti in un dialogo d’ improvvisazione. Lo si ritrova, infine, nel contrasto dominante tra luci e ombre nei suoi quadri, tra ciò che è rappresentato e manifesto e ciò a cui rimanda di allusivo e misterioso nella scena. Continua a leggere

MiròMatisse: al di là delle immagini – nota di E. Castagnoli

MiròMatisse: al di là delle immagini (al Museo Matisse di Nizza)Henri Matisse, 1933, e Joan Miró, 1935

Al Museo Matisse di Nizza, curiosando in vacanza sulla costa azzurra tra le varie attrattive dell’assolata cittadina francese ci si imbatte nel museo dedicato a una delle figure più influenti della pittura moderna europea, Henri Matisse generalmente associato all’avanguardia del fauvismo che trascorse e realizzò qui gran parte della sua vita e della sua pittura. All’ingresso nella hall principale su un’enorme parete del museo appare vibrante di colore la riproduzione su larga scale di una serie di motivi decorativi, per lo più fiori, arabeschi e altre forme geometriche semplicissime e vivide nei diversi colori primari che si snodano in una semplicità disarmante _ quasi nel gioco di un bambino_ ritagliati dai tratti blu di una cornice astratta tipica dei “papiers decoupés” degli anni ‘40. Sul lato opposto della parete in una piccola tela rettangolare lo slancio e la creatività della composizione surrealista di Mirò riempita di segni e forme libere nello spazio. Tale il tema al centro della mostra Mirò-Matisse: la relazione, il dialogo, l’influenza reciproca o meglio la sovrapposizione creativa e proficua tra due artisti appartenenti a due generazioni diverse nonché solitamente associati ad avanguardie distanti quanto il fauvismo e il surrealismo che tangenzialmente incrociano i loro percorsi in rari frangenti nel corso di una vita. Forse solo due costanti a far dialogare i loro distanti universi: l’immersione nel colore e la necessità di andare al di là dell’immagine come imitazione o pura astrazione in una critica serrata della tradizione pittorica occidentale. Continua a leggere

I Preraffaelliti a Forlì – nota di Elisa Castagnoli

Preraffaelliti, rinascimento Moderno, (ai Musei San Domenico a Forlì)William H. Hunt - Bianca

Se come leggiamo nel pannello introduttivo alla mostra “Preraffaeliti” a Forlì “kronos” rappresenta lo scorrere indeterminato del tempo e “kairos” l’istante decisivo carico di senso che ne incide il fluire dando ad esso il suo unico valore, allo stesso modo ogni divenire del presente dialoga con un passato più o meno manifesto rimanendo da esso plasmato. Tale dialogo tra i linguaggi artistici, pittura o arti visive e le varie epoche storiche, l’ottocento in particolare, appare al centro delle scelte curatoriali del Museo san Domenico illustrando il lavoro di quel gruppo di artisti inglesi che dalla metà del XIX secolo ha totalmente rivoluzionato l’estetica vittoriana dando vita a un rinnovamento profondo dell’arte in Inghilterra con opere moderne di forte impatto visionario seppur radicate nella tradizione pittorica italiana del ‘400.

L’intera vicenda di tre generazioni di artisti che tutti si richiamarono allo spirito e al nome di Preraffaelliti è così ripercorsa attraverso una selezione di 350 opere nel viaggio unico proposto dal museo che spazia dai i Nazareni precursori del movimento ai suoi esiti ultimi nel primo Novecento. Il confronto diretto con i grandi Maestri italiani Giotto, Cimabue ecc da trecento al cinquecento visitabili nella prima parte della mostra sfocia nelle opere degli artisti moderni inglesi nella seconda parte dando vita a una pittura innovativa, appassionata carica di simbolismo e immersa ancora nel sentire romantico all’indomani degli eventi del ’48 in Europa per quello che può definirsi un vero e proprio nuovo Rinascimento. Continua a leggere

Vertigo, le mutazioni della società in videoarte, nota di E. Castagnoli

Will Benedict, “All bleeding stops eventually”, (2019)Vertigo, le mutazioni della società in videoarte (al Mast di Bologna)

Si parla di accelerazione, di velocità, di quel cambiamento rapido e irreversibile che in vari ambiti della società industriale oggi rischia come un vortice inarrestabile di risucchiarci nella mostra “Vertigo” al Mast di Bologna fino al prossimo 30 giugno. Si tratta di opere video selezionate e presentate nelle sei sessioni tematiche corrispondenti agli ambiti più rilevanti del cambiamento della società attuale tra i quali il lavoro, il contratto sociale, i nuovi comportamenti, la comunicazione, infine l’ambiente naturale . La video-arte, vale a dire l’immagine in movimento palesemente utilizzata oggi come strumento di comunicazione alla portata di tutti e qui scelta come linguaggio veicolare costituisce, secondo il curatore Urs Stahel, il mezzo artistico più indicato per rispecchiare gli attuali scenari in mutazione, la vertigine quasi provocata da tale accelerazione continua dei processi. Gli artisti rappresentati spaziano tra diverse generazioni e aree geografiche, da personalità indiscusse come Richard Mosse o Douwe DiJkstra ad altre emergenti o meno note sulla scena internazionale. Continua a leggere

Eve Arnold, “Photography”, nota di Elisa Castagnoli

Behind the veil

Eve Arnold, “Photography”

“Eve Arnold, l’opera, 1950-1980” recentemente presentato ai Musei San Domenico di Forlì restituisce un excursus, un’immersione a tutto tondo nel lavoro poliedrico e sfaccettato per quanto ancora poco conosciuto in Italia della fotografa americana Eve Arnold, prima donna a far parte della prestigiosa agenzia Magnum nel 1951, le cui immagini spaziano dal mondo dello spettacolo alla comunità di Harlem, dai temi sociali ai reportage in giro per il mondo, e ancora dal bianco e nero al colore in un vero e proprio viaggio attraverso la fotografia moderna. Al centro del suo lavoro come sottolinea la curatrice Monica Poggi: “c’è sempre l’essere umano, sia che i suoi soggetti siano celebrità acclamate in tutto il mondo o migranti vestiti di stracci, poco cambia”. E la fotografia permane prettamente per Arnold come un “atto dello sguardo”_ nei ritratti delle star svelate in modo intimo e umano ma anche nei reportage di forte impatto sociale che toccano temi come il razzismo, l’emancipazione femminile o l’integrazione tra bianchi e neri in America. In definitiva la macchina fotografica è per l’artista uno strumento di indagine, di esplorazione sottile, di osservazione critica e creativa della realtà a lei contemporanea in questo “imparare a guardare” attraverso la focalizzazione fotografica.

Continua a leggere

Andreas Gursky: spazi visivi di oggi, nota di Elisa Castagnoli

Andreas Gursky: spazi visivi di oggi (al Mast di Bologna)

Per la prima volta in Italia Andreas Gursky, l’artista tedesco che ha cambiato il volto della fotografia creando icone contemporanee del nuovo capitalismo globale espone in questi giorni al Mast di Bologna con immagini che spaziano dai primi lavori alle creazioni più recenti. Di vere e proprie composizioni visive, infatti, si tratta per opere di grande formato elaborate in post-produzione dove Gursky unisce alla visione prospettica ad ampio raggio la messa a fuoco precisa e dettagliata su ogni singolo soggetto facendo della fotografia un’esperienza da vivere, insieme fisica, mentale ed emotiva sul mondo di cui siamo parte.

La selezione fotografica spazia dalle prime opere come Salerno (1990), alle ultime come Salinas (2021) facendosi interprete, attraverso le sue più iconiche rappresentazioni dell’era globale dell’ascesi della new economy fino alle sue implicite derive e contraddizioni. Le immagini abbracciano, tuttavia, in tale ottica, non solo i processi di produzione e consumo attuali  ma anche singolari scorci su paesaggi naturali di origine millenaria. Particolare interesse ricopre nel lavoro di Gursky l’idea di collettività, il modo in cui i soggetti funzionano come moltitudine nella società, come le strutture sociali e collettive influenzano i nostri comportamenti e dunque la nostra produzione o fruizione di immagini. Spesso si tratta di visioni immense che prendono corpo sulle pareti della galleria con un uso del colore denso, pieno, quasi saturante, dove la prospettiva pur nella distanza permane nitida per effetto del montaggio di diverse immagini. Continua a leggere

Yvonne Rainer: words, dances, films – nota di E. Castagnoli

Yvonne Rainer, Film About a Woman Who…, 1974Yvonne Rainer: words, dances, films (al Mambo di Bologna)


Parole, immagini e danza, tale il connubio tra la produzione coreografica, quella filmica e di scrittura teorica presentato per la prima volta in Italia al Mambo di Bologna dedicata alla coreografa e registra Yvonne Rainer da cui emerge una figura sfaccettata, complessa e poliedrica per la danzatrice della post-modern dance americana. Uno spazio particolare occupa nella mostra la sperimentazione filmica della Rainer che si staglia dai video sperimentali degli anni settanta, spesso oggetti di scena nelle performance, ai lungometraggi diretti dal 1974 al 1996 che come narrazioni autobiografiche intrecciano la storia personale al tema sociale e politico dando voce per la prima volta a una soggettività femminile; infine compare il video singolare Lives of Performers, serie di quadri viventi che precorrono in qualche modo un’idea di danza-teatro sullo sfondo di un triangolo amoroso soggiacente.
Continua a leggere

Mosaici contemporanei al MAR di Ravenna, nota di Elisa Castagnoli

Mimmo Paladino, Vanità, 1988Mosaici Contemporanei, nuove visioni (al MAR di Ravenna)

“Mosaici contemporanei” come titola la collezione permanente recentemente riallestita al MAR di Ravenna pone sotto nuova luce l’evoluzione del mosaico moderno e contemporaneo sulla scena internazionale a partire dalla svolta avanguardista del ‘59 fino alle più nuove e originali declinazioni dei giovani artisti d’oggi. Nella prima parte della mostra troviamo l’intera collezione dei quadri a mosaico presentati al museo ravennate alla fine degli anni ‘50 al momento cardine di rinnovamento dell’arte musiva nel suo interfacciarsi con l’ arte moderna. Al quadri dipinti da alcuni tra i più influenti artisti dell’informale italiano si affiancano le loro traduzioni/interpretazioni a mosaico in dialogo con le tele precedenti. Le due esistono in una sorta di dipendenza e interrelazione, traduzione da un medium all’altro che comporta tuttavia un’interpretazione del cartone modello nella diversità intrinseca tra i due linguaggi e rispetti mezzi espressivi. Il mosaico è inizialmente in questa svolta moderna “quadro a mosaico” ispirato alla tela ma intrinsecamente differente dalla medesima dato l’aspetto tridimensionale della tessera che nella sua frammentazione si sostituisce al continuo della pennellata con una spazialità differente e soprattutto con un’espansione inedita della luce data come riflesso diffuso o irradiazione intrinseca al colore. Continua a leggere