Giampaolo De Pietro – Dal cane corallo, con una lettera di Nadia Agustoni

dal cane corallo - foto chiara gini

Pubblico qui una nota/lettera di Nadia Agustoni su Dal cane corallo di Giampaolo De Pietro (Arcipelago Itaca, 2019, disegni di Francesco Balsamo). Conosco Giampaolo da un po’, tanto da poter dire che ha una visione poetica più ampia  di quanto possa apparire dai versi di questa raccolta, la cui ispirazione comunque è tutt’altro che occasionale o minimale, ma risponde semmai ad un atteggiamento interlocutorio con la realtà ed una curiosità di fondo che ho sempre riscontrato in lui. Basti dare un’occhiata anche soltanto a quanto è apparso nel tempo su questo blog (v. QUI). Vi si nota sempre una disposizione – più che intellettuale – d’animo, un animo per così dire – appunto – “ben disposto” verso il presentarsi, l’affacciarsi di quel quid di realtà che ci è concesso, per immagini e coincidenze, o “refoli” (Agustoni). Che Giampaolo reputa per lo più fortunati, e per ciò stesso rilevanti, esemplari dal punto di vista poetico, portatrici in ogni caso di un valore, di una percezione, come in certi scatti fotografici che ama, nei quali più che una presenza umana c’è un incrocio di linee che in fondo, come quelle della mano, sono simbolicamente destinali. E allora i fatti, le immagini o – perché no – un cane, sono per il poeta media interpretabili, segnali o messaggi non dissimili da una aruspicina, ma per fortuna spesso ilare e ottimista, o in fondo accolta, come scrive Nadia Agustoni, “con grande innocenza” (g.c.)

***

A proposito del tuo libro Dal cane corallo

Una lettera

Caro Giampaolo,

questa non è una letterina di Natale, porta solo qualche parola, qualche impressione. Poche frasi insomma.

Siamo tutti un po’ obliqui o forse c’è in noi un’incrinatura rispetto agli animali. Li comprendiamo si e no. Nel tuo tenerissimo libro parli con Tobia il tuo “cane corallo” con parole vicine a un ideale di fanciullino. Aggiungo subito, per evitare equivoci, che il richiamo a Pascoli si ferma qui. Tu vai per la tua strada di poeta e di ragazzo, lasciando in sospeso molte cose, lasciandole intuire:

“l’alba ha dato/ una febbre al mare/ e lui l’ha scaldata in/ un soffio a bocca aperta/ col suo vento di primizia/ del suo fine agosto/ non triste” p.19

Vivi – da terra/ vivo – il col-ore. Da/ quando ti ho/ conosciuto sono/ prato…”p.22

mi faccio passeggio coinvolto/ dal fiuto del cane Tobia ma/mi distraggo per mano dell’aria…”p.26

E’ questa realtà a colpire, quel lasciarsi portare da un refolo, trascinare dal cane alla soglia del suo mondo, riconoscendo infine, ma con grande innocenza, che oltre un certo punto ci si arrende all’umana indecisione o al comprendere che ci manca una dimensione più naturale o se preferisci terrena. Dimensione che appare e scompare nelle nostre vite e se non ancora del tutto dissolta, pure è subordinata a internet, al lavoro alienato, alla sorpresa dei viaggi su Marte coi robot e all’avvento dei droni. Viviamo con le macchine e comunichiamo tra noi con i computer e gli smartphone, il libro stesso oggetto di lusso rispetto alla velocità con cui si invia un PDF, un SMS o un ebook.

Se ci pensiamo c’è un notevole smarrimento. Incontrare un’altra dimensione, con gli animali, gli alberi, la montagna o il mare ci ridà fiato: “tu non sai/ quanto fiato mi dai” è il tuo incipit. Tutti quanti, quando perdiamo qualcosa di essenziale e profondo, anche quando non riusciamo a capire cosa sia, cerchiamo questa cosa ovunque, magari in modi inusuali. La ritroviamo solo in certi momenti, come il tuo libro trasmette, poi di nuovo azzoppati torniamo a noi stessi, ma con un po’ di realtà in più.

Allora anche le parole sono un esperimento, i frammenti toccano linee da esplorare e strati di mondo si muovono, perfettamente in sintonia con una voce attenta, capace di rischiare e di ricrearsi.

Con affetto. Nadia Agustoni

il cane oggi è vento
gira ad ogni emergere gli occhi
alza il suo mantello docile
perpendicolare muove il terrore
come essere al polo pensiero
ci sono solo campi polverosi
e colori per argomento d’ira
terribile, anche oggi levarsi sulle punte dei piedi
poi battere i colpi a quattro mani
per tenere lontano le onde*
Nadia Campana

(*)e il cane oggi
segue la corrente
con la sua scorciatoia
via di uscita del fiuto
suo rapimento
l’alba ha dato
una febbre al mare
e lui l’ha scaldata in
un soffio a bocca aperta
col suo vento di primizia
del suo fine agosto
non triste

***

Il cane conta le
vocali di
rincorsa, l’attesa
lo sovrasta,
quasi è più forte
di lui. Essere che
ascolta vocali
aperte e pure
sguardi che si
trattengono in
silenzi, ancore e
salti. E sotto un
geometrico
schietto raggio si
manifesta tutto
quel sole sua
meraviglia di
sempre, grazia e
ringraziamento

***

Piegato gennaio
in quattro torno
al febbraio di
notte in carta e
acqua (tua nascita) che
assorbe e basta
e avanza chissà
verso che parte,
la parte che
(oc)corre al mare
per dire di
attraversare la
strada che
staglia il cielo da
una casa all’altra
e il sereno (a distanza) e
dove dorme il
cane e può
soffiarvi un
segreto gentile
anche il terreno
meno fertile e il
più muto
arcobaleno
sorridere di voce
e bianchi e nero
di colore
semplice per il
sentiero battuto
appena da
un’apertura di
mano e un passo
solitario
lunghissimissimo.
Favole ondose.
Altrove i visitatori.

***

Dico parole senza senso
il mio cane mi capisce dice
parole senza senso e io
sembro non capirlo, forse
se abbaiassi lui non capirebbe
un bel niente, e mi guarderebbe così
ugualmente con lo stesso sguardo che
a dire sapiente chi potrei mai offendere?

***

Fermarsi è
cosciente a un
passo da ciò che
non lo è, solo un
cenno o un
colore aggiunto –
guardo negli
occhi il mio cane
che forse è
vecchio –
conosco quello
sguardo

***

Se il cane
potesse stare al
temporale: come
poi al suo
arcobaleno la
foglia casuale
posatasi sul
pelo: sta al dorso
del suo docile
sentiero

E l’uomo sta al
suo pensiero:
come un
arcobaleno
ritardatario
quando ha già
fatto capolino il
sole nel cielo, e il
temporale non è
che ricordo:
che solo il cane
forse mantiene…

Non suol mai scurarsi il cuore
e abita la notte, tutto il suo cuore scuro

***

Tobia
Uno scherzo
In coda
O uno
scodinzolio

illustrazione di Francesco Balsamo

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